www.mat2020.com

www.mat2020.com
Cliccare sull’immagine per accedere a MAT2020

mercoledì 17 gennaio 2018

M.R PUNCH live, di Marco Pessina


Mr. Punch live alla Casa di Alex - Milano - 13/01/2018
Di Marco Pessina

Ci sono cover band e cover band viene da dire, e lungi da noi cavalcare la polemica antica delle cover band, sì, o delle cover band, no. Una capatina in quel di Milano a conti fatti, ci fa affermare che ne é valsa la pena. I M.R PUNCH, partiti proprio dal locale milanese un paio di anni orsono, come ci ricorda il buon Massimo Cataldi, che della sala lombarda é il creatore, sono ripartiti in questo 2018 che li porterà in giro per l'Europa, Inghilterra compresa. Il periodo FISH, é quello che i "nostri" hanno da sempre preso in considerazione. In una sala gremita, con tanto di supporters scatenati nelle prima file, abbiamo assistito a un paio d'ore abbondanti di energia pura. Musicisti navigati e capaci come ALESSANDRO CORVAGLIA alla voce, calato perfettamente nella parte che fu del "pescione" d'oltremanica, in possesso di una straordinaria vocalità, che impressiona soprattutto per la resistenza non tradendo nemmeno alla fine del concerto. La bravissima MARCELLA ARGANESE alla chitarra ben coadiuvata da DANIELE FULIGNI alle tastiere, a cui ha fatto da contraltare una solida e ben amalgamata sezione ritmica con GUGLIELMO MARIOTTI al basso e ROBERTO LEONI alla batteria, passati entrambi dai THE WATCH, ma in epoche diverse. Due ore e passa, si diceva, nelle quali abbiamo potuto ascoltare tutti, o quasi i brani più significativi dei MARILLION di quel periodo. Partendo da SCRIPT FOR A JESTER'S TEARS e passando via via da ASSASSING, CHELSEA MONDAY, SUGAR MICE tanto per gradire. E tanto per gradire anche qualche "lato B", alla cui riscoperta si é dedicato il quintetto milanese, come ci dirà il buon CORVAGLIA. E quindi abbiamo avuto il piacere di sentire dal vivo, brani come CINDERELLA SEARCH e THREE BOATS DOWN FOR A CANDY. La serata é volata via nell'entusiasmo generale, con tanto di botta e risposta tra il proscenio e un pubblico oltremodo partecipe. Abbiamo avuto anche il piacere di ascoltare per intero, MISPLACED CHILDHOOD, album del 1985, che consacrò definitivamente la band inglese. Perfette le esecuzioni sotto tutti profili e l'amalgama sul palco del quintetto (dovremmo dire sestetto, vista la presenza del piccolo Gabriele Mariotti). A parte questo, si é arrivati a THE LAST STRAW, che doveva essere l'ultimo brano in scaletta con una buona parte di pubblico ai piedi del palco a saltare e "contribuire" ai cori. In realtà, ci sarà spazio anche per FUGAZI, title-track del fortunatissimo album del 1984! Se il buongiorno si vede dal mattino, il tour 2018 é iniziato alla grande! Lunghi e meritati applausi finali per tutti.                                                                             
                               

martedì 16 gennaio 2018

Le Orme e ELP: era il 1972

  Ciao 2001 (16.01.1972)

Su Ciao 2001 del 16 gennaio 1972, foto/articolo del viaggio a Londra (in automobile!) delle Orme per assistere al concerto di Emerson Lake & Palmer.

 Keith Emerson con Aldo, Tony & Michi

Ricorda Michi Dei Rossi

"Comunque sia, le Orme erano in quei giorni una band che aveva dei mezzi. Una sera eravamo ad Aosta e decidemmo di andare a vedere Emerson Lake & Palmer a Londra. Trovammo una Mercedes, guidammo notte e giorno e arrivammo allOdeon poco prima del concerto. Ci portava Armando Gallo, un giornalista nostro amico. Dopo il concerto andammo a cena nello stesso ristorante di Emerson e gli facemmo avere una bottiglia di champagne. Siamo diventati amici. Quando sono scesi in Italia, ci siamo rivisti. Successe a Genova, nel giugno 1972. "

…di tutto un Pop.

Wazza


lunedì 15 gennaio 2018

Brian Wilson a Umbria Jazz il 15-7-2017, di Antonio Pellegrini

Brian Wilson “il genio dei Beach Boys” a Umbria Jazz

Di Antonio Pellegrini (www.tonyinviaggio.com)

Quasi ogni rock band che si rispetti ha avuto il proprio genio folle (o perlomeno molto problematico). Ci sono stati casi estremi come Syd Barrett nei Pink Floyd o Keith Moon negli Who, ma basta pensare al "Club dei 27" (le star della musica mancate a 27 anni, da Hendrix a Jim Morrison per citarne un paio), o ai vari morti suicidi, per rendersi conto di come spesso il genio sia accompagnato dal disagio.

Anche i Beach Boys, proprio quelli delle allegre musiche da spiaggia, nascondevano dietro le tavole da surf un compositore di grandissimo livello, che all'apice del suo momento creativo uscì letteralmente di testa: Brian Wilson.

La vetta artistica della carriera dei Beach Boys fu raggiunta nel 1966 con la pubblicazione di "Pet Sounds", considerato uno dei più grandi capolavori della storia della musica, e composto quasi interamente da Brian. Paul McCartney disse che l'album aveva influenzato enormemente la composizione di "Sgt. Pepper's" dei Beatles. Il successivo album avrebbe dovuto chiamarsi "Smile" ma Wilson non riuscì all'epoca a ultimarlo e il suo ruolo nella band divenne gradualmente sempre più marginale, a causa dei disturbi mentali e dell'uso di droghe.


Dagli anni '90 Brian Wilson ha ripreso a suonare e ha dato vita nel 2016 a un tour in occasione del cinquantesimo anniversario dall'uscita di “Pet Sounds”. Il concerto a Umbria Jazz del 15 luglio 2017 è dedicato proprio alla presentazione di questo storico capolavoro.

In una ventosa serata estiva sono seduto nelle prime file dell'Arena Santa Giuliana, il luogo deputato ai grandi concerti di Umbria Jazz. Le sedie sono tutte occupate. Arriva Wilson, vestito con una camicia arancione e pantaloni scuri, i capelli grigi sono tirati all'indietro col gel. Brian si siede al centro del palco, dietro al suo piano elettrico yamaha, che non lascerà per tutto il concerto. Lo accompagna una band di ben nove elementi, probabilmente per riuscire a realizzare le complesse armonie corali dei Beach Boys e per suonare dal vivo ogni strumento del disco. Tra i musicisti ci sono anche gli storici membri dei Beach Boys Al Jardine e Blondie Chaplin, entrambi chitarristi e cantanti, che si distinguono per sound e carisma.

L'esecuzione dei brani è molto fedele nel suono e negli arrangiamenti agli originali. Il gruppo, per lo più composto da musicisti non giovanissimi, è assolutamente all'altezza del compito e sembra quasi di assistere a un ascolto dell'ellepì pubblicato nel '66.


Nella scaletta, comunque, oltre all'esecuzione integrale di “Pet Sounds”, non mancano altri storici successi, da “Good Vibrations” a “Barbara Ann”.

Brian canta e suona il piano su quasi tutti i pezzi, sembra assolutamente sereno e tranquillo ed è molto lontano dall'immagine di lui che mi ero creato. La sua voce oggi è semplice e non del tutto perfetta, ma è piacevole sentirgli cantare e suonare i capolavori che ha scritto.

Alla fine del concerto mi rimane una sorta di dubbio: come possa quello che appare come un uomo medio (addirittura potrebbe sembrare mediocre), senza nessun tipo di carisma, essere il genio folle dietro alla composizione di uno dei più grandi capolavori della storia. Forse oggi ho imparato qualcosa di nuovo: il genio a volte può anche stare nascosto dietro all'aspetto di un uomo comune.



Setlist
California Girls
Dance, Dance, Dance
I Get Around
Salt Lake City
Surfer Girl
California Saga: California
Don't Worry Baby
Darlin'
Feel Flows
Sail On, Sailor

PET SOUNDS:
Wouldn't It Be Nice
You Still Believe in Me
That's Not Me
Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)
I'm Waiting for the Day
Let's Go Away for Awhile
Sloop John B
God Only Knows
I Know There's an Answer
Here Today
I Just Wasn't Made for These Times
Pet Sounds
Caroline, No

BIS:
Good Vibrations
Help Me, Rhonda
Barbara Ann
Surfin' U.S.A.
Fun, Fun, Fun
Love and Mercy

venerdì 12 gennaio 2018

Aliante: intervista di Max Rock Polis


Aliante, Forme libere. Nessun limite alla creatività sonora

Non sono molte le formazioni, anche nel Prog e nel Jazz rock, che si permettono di mettere da una parte voce e chitarra e tirare su un trio solo di tastiera, basso e batteria. Va bene che quasi 50 anni fa è esistita una band analoga, fatta da maestri del proprio strumento, ma anche questo moderno connubio tra pisani e livornesi può portare a dei risultati più che soddisfacenti. Ecco gli Aliante!

Siamo qui con Enrico degli Aliante. Siamo toscanacci tutti e due, anzi tutti e quattro. Presentiamoli.

Sì, a parte me, Enrico Filippi il tastierista, c'è l'altissimo Jacopo Giusti, il batterista, e il grande Alfonso Capasso al basso. Un classico trio.

“E elle pi”, voi avete un trio alla Emerson, Lake e Palmer. Tu fai la maggior parte della melodia e gli altri due il ritmo.

Hai fatto un paragone un pò azzardato con un grandissimo gruppo. “Il” grandissimo gruppo[ride, ndr].

La formazione è quella, quindi senza fare paragoni si può capire com'è che questi tre riescono a produrre un album splendido, uscito il sei settembre per…?

Uscito per la M. P. & Records di Vannuccio Zanella, fantastico personaggio che salutiamo, e distribuito da G.T. Music di Antonino Destra, altro personaggio grandioso della musica italiana. L'album è uscito da un mesetto, per loro sta andando oltre ogni aspettativa, siamo felicissimi delle opinioni, dei commenti che arrivano da ogni parte. Contro ogni aspettativa!

Ve lo meritate. Non avrete scritto “Lucky man” però avete un gran bel disco.

Anche perché come dicevamo “Lucky man” è in inglese, noi tutto in italiano: i titoli sono in italiano, non abbiamo testi se non in una piccola parte, la musica è italiana, le note sono italiane “do”, “re”, “mi” e non in notazione inglese “C”, “D” [ride, ndr]. Siamo latini, nativi e ne siamo orgogliosi.

È per questo che non posso paragonarvi a ELP: c'è Lake che non canta nel vostro gruppo.

Esattamente, nessun canta. Abbiamo una bella voce all'inizio: Serena Andreini che recita una parte narrata, per il resto lasciamo parlare gli strumenti il più possibile. Abbastanza melodiosi diciamo, come hai potuto sentire non siamo molto aggressivi o eccessivamente virtuosi.

Però tecnici, virtuosi sì ma non eccessivamente.

Un minimo.


Dopo “Etnomenia” ascolteremo “L'ultima balena”, due pezzi che hanno il video che possiamo vedere su Youtube. Ma se qualcuno volesse conoscervi meglio?

Innanzitutto può venire ai concerti, saremo a Treviso il 16 dicembre e poi stiamo organizzando vari live più o meno in tutta Italia. Sulla nostra pagina Facebook, Aliante music, ci sono tutte le informazioni necessarie, siamo sempre collegati e metteremo tutto in bella vista.

Si può comprare il vostro CD ai concerti per sostenervi e comunque in digitale è disponibile.
Certo, l'abbiamo su tutte le varie piattaforme, compreso Itunes, Spotify, Amazon… ovunque. Abbiamo avuto la gioia di vederlo in vendita anche su Amazon Giappone, negli Stati uniti, questo grazie al lavoro dei nostri due supereroi Vannuccio e Antonino, che stanno lavorando in una maniera eccezionale.

Meno male che c'è gente come loro che dà un grosso contributo a propagandare la musica italiana nel mondo, per far venire fuori dei talenti. Non siete ragazzini ventenni.

“Come no, venticinque anni [ride. ndr]… più venti.”

Avete una grande esperienza in quello che fate e si sente nella musica che proponete. Il vostro album è fatto di 3-4 pezzi lunghi e poi delle brevi intermissioni parlate.

Parlate soltanto l'inizio, sono piccoli interludi in parte musicali. Considera che tutto nasce dal titolo, “Forme libere”. Noi ci siamo trovati e detto fin dall'inizio… “noi non vogliamo porci alcun tipo di limite”. Di nessun tipo, né strumentale né mentale: suoniamo, vediamo quello che viene fuori dalle nostre improvvisazioni che appena ci siamo incontrati son venute fuori. Abbiamo cominciato a tirare su dei brani e alla fine della storia in pochissimo tempo, in sei mesi provando una volta alla settimana, abbiamo tirato giù il disco e in quattro giorni di studio l'abbiamo registrato, quindi è un disco quasi live, pochissime sovraincisioni, è un disco tra virgolette “vero”, perché è suonato tutto con strumenti. Non che ci sia un male a usare l'elettronica o cose del genere, però l'abbiamo suonato tutto dall'inizio alla fine e siamo felici, con questo mantra di “Forme libere” che ci ha portato fino alla fine. Tra l'altro non so se hai notato la copertina spettacolare è un dipinto di Jacopo, il batterista, che ha fatto lui olio su tela e rappresenta proprio l'idea delle forme libere, l'idea che non ci debba essere per forza qualcosa di pre concettualmente stabilito. Noi siamo partiti, esprimiamo le nostre sensazioni e ci siamo, secondo me secondo noi, riusciti. A questo punto anche secondo molte persone, stiamo vedendo che le opinioni son tutte molto positive, ripeto, oltre le nostre aspettative. Ringraziamo ancora Vannuccio Zanella perché veramente ci ha creduto fin dall'inizio.

E ci ha visto veramente giusto. Infatti basta vedervi in concerto per sentire veramente un suono caldo e potente. Tre persone che dimostrano cosa si può fare senza chitarra e senza voce. Ecco perché ELP.

Guarda, tra l'altro la considerazione che fanno molte persone quando sentono il disco e poi dal vivo è proprio questa… “dal vivo date molto di più, siete molto più caldi, più carichi”. Dal vivo riusciamo a rendere molto di più, c'è impatto grazie anche alla parte ritmica, abbiamo Jacopo che è potentissimo e Alfonso che è bravissimo. Già partire con una base ritmica così, per me è un divertimento suonare  sopra loro. E io ci ricamo sopra, mi muovo su quel seggiolino dietro a tutte le tastiere, tutte rigorosamente in tempo reale, quello che senti è suonato, non c'è nessun trucco, nei limiti della mia tecnica.





giovedì 11 gennaio 2018

Nascevano l'11 gennaio Laurens Hammond e Tony Kaye


11 gennaio data da ricordare per i tastieristi, specialmente "organisti"…

In quel giorno nasceva Laurens Hammond, inventore dell'omonimo organo a cui i fans del prog (e non solo) dovrebbero fare un monumento.
Il suono dell'organo Hammond, così spinto e caratteristico, divenne ancor più popolare quando, tra gli anni sessanta e gli  anni settanta, diversi artisti rock del calibro di  Keith Emerson,  Rick WakemanDave "Baby" Cortez, Booker T. Jones,  Al Kooper,  Brian Auger,  Jon Lord,  Rick Wright,  Tony Banks,  Billy Preston,  Steve Winwood   Ian McLagan lo utilizzarono per i loro pezzi.


Anche Tony Kaye (Yes), compie gli anni oggi, 11 gennaio...
Happy Birthday!
Wazza

Laurens Hammond (1895-1973)

L'11 gennaio 1895 è nato ad Evanston, Illinois, l'ingegnere e inventore americano Laurens Hammond, noto per essere il creatore dell'organo Hammond. Nel 1928 aveva fondato la Hammond Clock Company per sviluppare il motore elettrico sincrono che avrebbe usato come base di fabbricazione dei suoi orologi elettronici utilizzati nel Regno Unito fino agli anni sessanta. Nel 1933 concentrò la sua attenzione sullo sviluppo di un organo elettronico. Acquistò un pianoforte usato e utilizzando solo la tastiera come controllore sperimentò diversi metodi per generare suoni e note musicali fino a quando non fu colpito dalla ruota tonale, un apparecchio elettromeccanico semplice costituito da un motore elettrico e una trasmissione associata in sincronia, che controlla una serie di dischi rotanti che generano una frequenza specifica quando il disco ruota accanto a una pillola che consiste di un magnete e di una bobina elettromagnetica. Il 19 gennaio 1934 Laurens brevettò la sua invenzione e il primo modello della società, l’Hammond modello A, che fu presentato nel mese di aprile 1935. L'apice di utilizzo dell'organo Hammond si è avuto negli anni sessanta e settanta, inserito in vari generi musicali: nel jazz, nel rock, come anche nel soul, il gospel, il funk, lo ska e la musica leggera. Nel 1991 l'azienda giapponese Suzuki acquisì il nome di Hammond e da allora l'organo si chiama Hammond-Suzuki. Sotto questo marchio, produce ricostruzioni dello strumento originale usando suoni campione del modello B3 originale. Laurens Hammond ha anche inventato nel 1937 ciò che è stato considerato il primo sintetizzatore musicale del mondo: il Novachord. Sono stati costruiti un migliaio tra il 1939 e il 1942, ma nonostante la loro rilevanza storica, la coincidenza dell'invenzione con la seconda guerra mondiale e il loro eccessivo peso (oltre 200 kg) hanno reso impraticabile la loro commercializzazione. Durante la guerra mondiale, Hammond lavorava per l'industria degli armamenti e ha sviluppato nuovi controlli elettronici per missili droni e sensori a infrarossi.
Si è ritirato nel 1960 con circa un centinaio di brevetti registrati ed è morto nel luglio 1973 a 78 anni.
 Tony Kaye

Oggi compie 72 anni il musicista britannico di rock Tony Kaye, nato a Leicester, noto per essere il tastierista originale della band rock progressiva YES, formata nel 1968. ha registrato con loro 'The Yes Album' e nel 1971 ha abbandonato la formazione a causa del suo rifiuto di toccare un altro strumento che non fosse il suo Hammond. La band voleva introdurre nuovi suoni come il mellotron o i sintetizzatori e Kaye non era disponibile. Ha formato il suo gruppo, Badger, e ha registrato due album 'ONE LIVE BADGER' (1973) e 'White Lady' (1974). Il resto del decennio ha suonato con David Bowie e le band Detective e Badfinger. Con questi ultimi ha registrato l'album di 1981 'Say No More '. Nel 1983 Chris Squire gli chiede di tornare negli YES e Kaye rientra poco prima di pubblicare l'album '90125'. Ha partecipato anche ai successivi 'BIG GENERATOR' (1987), 'UNION' (1991) e dopo la pubblicazione di 'Talk' nel 1994 ha nuovamente lasciato il gruppo. Gli anni successivi sono stati paragrafo dall'industria musicale e dal 2006 fa parte di una band fondata da ex-membri degli YES.
Tra il 2009 e il 2001 militò anche nel progetto parallelo YOSO. Con i CIRCA PUBBLICA DIVERSI ALBUM, il più recente è "Valley of the Windmill", nel 2016.




Ricordando Faber


"Dicono colpisca anche le persone buone. Chi è buono? È buono solo il cancro che non fa distinzioni e non si lascia corrompere perché conosce il teatro e gli attori e soprattutto sa che questo mondo non è stato fatto per gli uomini. Il cancro qui lo esorcizzano e poi lo seppelliscono. Io sarei rimasto volentieri". Poi ironizza: "Non vorrei che qualcuno dicesse di me: 'Ecco, la sua morte è arrivata al momento giusto'".

(Fabrizio De Andrè)


Ci lasciava l'11 gennaio 1999 Fabrizio De Andrè, poeta, cantautore, sicuramente il migliore.
Se fosse nato in America il Nobel l'avrebbe vinto lui, al posto di Dylan.
In Italia i poeti, i musicisti, sono considerati dei "passatempo", dei divertimenti e non cultura!
Ascoltatelo!
Rip Faber
Wazza




mercoledì 10 gennaio 2018

Peter Gabriel su "Qui Giovani" il 10 gennaio 1974

"Qui Giovani" 10 gennaio 1974

Sulla rivista "Qui Giovani" del 10 gennaio 1974, è presente un articolo di Victor Alfieri sulla "genesi" di Peter Gabriel.
I suoi travestimenti e cambi di look erano oggetto di discussioni e analisi...
di tutto un Pop.
Wazza


La stanza di Gabriel fine '70
Peter's room...late 70s

(pic courtesy of Armando Gallo s book "The evolution of a rock band)