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sabato 19 agosto 2017

Il compleanno di Ginger Baker


Compie gli anni oggi Ginger Baker...

Peter Edwars "Ginger" Baker (Lewisham19 agosto 1939) è un batterista inglese.
Ha fatto parte di diversi gruppi inglesi, raggiungendo la massima popolarità con i Cream.
Nel 1991 è stato inserito nella Hollywood Rock Walk of Fame.
Il giovane Baker, soprannominato “Ginger” per via della sua chioma rossa, mostrò da piccolo uno spiccato interesse per le corse in bicicletta, interesse che attorno ai quindici anni si spostò verso la musica, in particolare per il jazz. Era ancora studente di scuola quando cominciò col suo primo strumento, la tromba, e seguì lezioni di teoria musicale e di solfeggio[2]. Spostata l'attenzione dai fiati alle percussioni, il suo modello divenne il percussionista jazz Phil Seaman, considerato il miglior batterista sulla scena inglese degli anni cinquanta. Un vero talento naturale, Ginger Baker si ispirò a Seaman condendo la propria tecnica strumentale di forza e aggressività generata dall'indole ribelle che lo caratterizzava; e già a sedici anni partecipò al suo primo tour.
Dopo aver suonato in diverse jazz band dell'epoca, fra le quali quella di Terry Lightfoot e quella di Acker Bill, fece convergere il proprio interesse musicale in direzione del British Blues, approdando alla scuola di Alexis Korner. Fu chiamato dal celebre bluesman britannico e da Cyril Davies a suonare nel loro gruppo Blues Incorporated, dove Baker fece la conoscenza del sassofonista e organista Graham Bond, di un giovane bassista, Jack Bruce, e del un virtuoso del sassofono Dick Heckstall-Smith, musicisti – in particolare i primi due – che avrebbero giocato un ruolo fondamentale nella sua vita musicale. Baker, Bruce e Bond, fuoriusciti dal gruppo di Korner, nel 1963 formarono assieme a Heckstall-Smith la Graham Bond Organization, una formazione di jazz-blues che acquistò una grande reputazione fra gli appassionati del genere soprattutto per l'alto livello delle esecuzioni dal vivo.
Esaurita l'esperienza con la Graham Bond Organization a metà degli anni sessanta, Ginger Baker andò in cerca di altri approdi. Avendo avuto modo di seguire da vicino il gruppo radunato attorno all'altro grande bluesman inglese, John Mayall, ed essendo rimasto impressionato dall'emergente chitarrista Eric Clapton, gli propose di mettere su un gruppo al quale si aggregò un terzo elemento di grande valore di cui entrambi avevano conosciuto le capacità, il bassista Jack Bruce. Il gruppo che nacque dall'incontro dei tre si chiamò “Cream” e in breve diventò un fenomeno musicale e culturale che presto scalò le classifiche; i concerti live diedero modo a Baker di esibirsi in lunghi assolo e diventare un modello per la schiera di batteristi a lui contemporanei e di quelli che allora muovevano i primi passi.


I Cream non potevano durare a lungo a causa delle tre personalità estremamente spiccate che spesso avevano difficoltà a convivere (specialmente Baker e Bruce), e si sciolsero nel 1968. L'esperienza successiva di Ginger Baker fu con il supergruppo dei Blind Faith, che annoverava anche Eric Clapton, Rick Grech al basso e l'appena ventenne ma già navigato Steve Winwood. L'avventura durò solo sette mesi, e dai cocci del supergruppo sorse la Ginger Baker's Air Force, una formazione di dieci elementi che mescolava blues, jazz, rock e musica etnica africana e in cui il batterista si ricongiungeva con Graham Bond e accoglieva quel Phil Seaman che era stato la sua ispirazione giovanile. Ma anche questa esperienza non durò più di un anno. Baker volle studiare da vicino la musica africana e si recò in Nigeria, dove ebbe modo di incrociare Fela Kuti e Paul McCartney che in quel periodo incideva a Lagos Band on the Run, e da quegli anni in poi il batterista visse una serie di esperienze in sodalizi con musicisti vari, fra i quali il chitarrista Adrian Gurvitz e il bassista Bill Laswell.
Durante la prima metà degli anni ottanta ebbe un periodo di stacco e si rifugiò in una fattoria italiana, in Toscana vicino al paese di Larciano (PT). Si esibì al Pistoia Blues Festival del 1984 in un concerto in onore di Alexis Kornerinsieme al chitarrista dei Led Zeppelin Jimmy Page. Tornò poi a incidere assieme a musicisti inglesi, americani e africani. La riemersione in grande stile si ebbe nel 1994, anno in cui incise un pregevole album, Going Back Home, affiancato dal bassista Charlie Haden e dal chitarrista Bill Frisell; e successivamente, con il gruppo BBM, assieme a Bruce e al chitarrista Gary Moore volle ripercorrere i territori musicali che trent'anni prima erano stati battuti dai Cream. Trasferitosi negli Stati Uniti a metà degli anni novanta, si unì al trombettista Ron Miles; insieme a lui nel 1997 registrò Coward of the Country, con una formazione base che comprendeva – oltre che Baker e Miles – Fred Hess ai sassofoni, Eric Gunnison al pianoforte e Artie Moore al basso.  Nel 2005 si esibì alla Royal Albert Hall in una serie di concerti con Bruce e Clapton per una storica Cream reunion.
(Notizie tratte dalla rete).




Il compleanno di John Deacon


Compie gli anni oggi John Deacon...

John Deacon il bassista della leggenda
Articolo scritto da Queen Story 

John Deacon, bassista dei Queen, nato a Leicester il 19 agosto 1951, è stato considerato uno dei più grandi bassisti di tutti i tempi. John ha rappresentato nei Queen l'elemento capace di bilanciare tutti gli altri, una sorta di ago della bilancia, pragmatico e assai tecnico, anche dal punto di vista strumentale visto che per Brian ha costruito amplificatori e per la band ha spesso curato gli aspetti del sound. Brian stesso ha dichiarato più volte che John era un pò l'amministratore della band e sopratutto negli anni ‘80 Freddie si innamorò a tal punto delle cose che scriveva che la collaborazione tra i due divenne molto più fitta. Quindi i "poteri" di John all'interno del gruppo erano alla pari di quelli degli altri. Era un elemento fondamentale sotto molti aspetti. Dopo la tragica morte di Freddie, Deacon si è ritirato dal mondo della musica, ritornando solo per alcune occasioni importanti per il gruppo, come il "Freddie Mercury Tribute" nel 1992, partecipò alle registrazioni dell'ultimo album del gruppo, "Made In Heaven" del 1995, partecipò al "Bejart Ballet" insieme ai suoi compagni e ad Elton John; infine prese parte all'ultima canzone incisa con i suoi compagni, "No One But You" del 1997. Da allora ha lasciato definitivamente il suo ruolo all'interno del gruppo. Un ulteriore motivo di allontanamento definitivo di John Deacon dalle scene ci fu quando nel 2001, Brian e Roger registrarono una versione di "We Are The Champions" con Robbie Williams. John rifiutò perché era convinto che Robbie avrebbe rovinato la canzone e che non avrebbe mai potuto sostituire Freddie, morto nel 1991. Invece il pezzo venne infine registrato lo stesso, ma solo con Roger, Brian e Robbie in un posto segreto in Surrey per la colonna sonora del nuovo film "A Knight' s Tale". John espresse chiaramente le sue considerazioni riguardo al progetto al Save The Popbitch Party. Fu una vera sorpresa vederlo all'attacco perché non appariva sulla scena dei party di Londra da anni. In tale circostanza disse: "Roger e Brian si sono riuniti per registrare il pezzo con Robbie Williams ma io gli ho detto che me ne sarei tirato fuori. Non volevo essere coinvolto e ne sono felice. Ho ascoltato quello che hanno fatto ed è una vera schifezza. E' una delle piu belle canzoni che siano mai state scritte ma penso che loro l'abbiano rovinata. Non voglio essere cattivo ma lasciatemi almeno dire che Robbie Williams non è Freddie Mercury! Freddie non potrà mai essere sostituito e di sicuro non da lui". Da allora ha definitivamente voltato le spalle a tutto ciò che ha colpito il pubblico, prendendo le distanze da tutte le iniziative a nome Queen. Anche quando il chitarrista dei Queen Brian May e il batterista Roger Taylor stavano eseguendo i concerti in tutto il mondo con Paul Rodgers alla voce, Deacon ha deciso di evitare i Queen senza Freddie. Dopo molti tentativi falliti di intervistarlo nel corso degli anni, è stato chiesto a Brian May se poteva dare un aiuto per potergli parlare, ma secondo Brian, John non parla neanche con lui. Sia May e Taylor sono chiaramente perplesso per la sua riluttanza a ricongiungersi con i Queen. In ogni modo egli è uno dei pochi vecchi musicisti disposti a evitare il ritorno lucrativo di un gruppo. Taylor disse: "John è diventato un pò un 'recluso'. E se questo è quello che vuole allora chi siamo noi per pressurizzare lui? ". Dopo anni di musica John vorrebbe passare più tempo con sua moglie Veronica e i sui sei figli. Di certo non ha bisogno di soldi, dopo aver accumulato una fortuna di 65milioni £. Alcuni amici dicono che non si riprese mai dalla morte di Freddie per Aids avvenuta nel 1991. Il musicista Robert Ahwai, che ha lavorato con Deacon in un gruppo chiamato The Immortals, disse: "John aveva perso il padre quando era molto giovane. "Soffriva di depressione, e dopo che Freddie è morto penso che non si sia mai più ripreso." John Deacon è conosciuto come "un uomo silenzioso" e ciò ha contribuito a fargli guadagnare un posto nei Queen nel 1971. Taylor ricorda: "Visto che si tratta di un tipo tranquillo abbiamo pensato che sarebbe stato in sintonia con noi senza problemi". John era ed è un bassista incredibilmente melodico ed un grande compositore. Infatti ha scritto per i Queen, brani divenuti grandi successi. Tra le sue composizioni ci sono da ricordare "Misfire" , "You're My Best Friend", "Spread Your Wings", ma tra i brani scritti da lui, quello di maggior successo è senz'altro "Another One Bites The Dust". Infatti John Deacon è conosciuto soprattutto per il riff dominante di "Another One Bites The Dust". Insieme a Freddie, John scrisse "Cool Cat", essenzialmente un riff di basso, con il canto scat tra cui David Bowie nella versione originale. Scrisse anche "I Want To Break Free", che divenne una sorta di inno alla libertà in Sud America. Un notevole contributo di John, nella composizione di brani è senz'altro quello dell'album "A Kind of Magic" del 1986, infatti per quell'album John scrisse "One Year Of Love" ed inoltre scrisse insieme a Freddie, "Pain Is So Close To Pleasure" e "Friends Will Be Friends". Anche per l'album The Miracle del 1989 John contribuì molto. Ad esempio "Rain Must Fall" è una collaborazione tra Deacon, che ne scrisse la musica e Mercury che scrisse i testi. Anche "My Baby Does Me" fu un'altra collaborazione tra Mercury e Deacon. Entrambi ebbero l'idea di realizzare un brano semplice, allo scopo di rendere più orecchiabile l'album. Durante un'intervista del 1989, alla BBC Radio 1, i due affermarono che la traccia nacque da una semplice linea di basso eseguita da John. "Innuendo" non ha nessuna canzone scritta completamente da Deacon anche se ha contribuito a "The Show Must Go On" (soprattutto in fase germinale), "The Hitman" (per gli accordi) e "Innuendo" (il pattern ritmico proviene da una jam session tra Roger, Brian e lui) ed è presente in tutte le canzone tranne "Bijou". Dopo la morte di Freddie, a differenza di Roger Taylor e Brian May, John non vedeva punti da cui ripartire. Ha partecipato ad alcuni progetti dopo e ha suonato in una manciata di concerti con varie persone, ma nulla che ha caratterizzato il suo nome al di fuori dei Queen.



Il compleanno di Ian Gillan, di Wazza


Hello,
compie gli anni oggi, 19 agosto, Ian Gillan, da 50 anni la "voce" dell'heavy-metal...
Un mito per la nostra generazione che si "gongolava" con le sua e urla su "Child in Time".
Voce storica nella sua carriera ad intermittenza nei Deep Purple, un anno nei Black Sabbath, e voce di Gesù, nella versione originale dell'opera "Jesus Christ Superstar", che altro aggiungere!
Happy Birthday Ian
Wazza


giovedì 17 agosto 2017

ALESSANDRO MONTI – UNFOLK COLLECTIVE / “Intuitive Maps”, di Andrea Pintelli


ARTICOLO GIA’ APPARSO SULLA WEBZINE MAT2020

ALESSANDRO MONTI – UNFOLK COLLECTIVE / “Intuitive Maps”
di Andrea Pintelli

Dimenticatevi distinzioni fra generi musicali, scordatevi la forma canzone, raggruppate le vostre memorie e donatele al vento, aprite le orecchie come fossero arse di un insaziabile appetito sonoro, spalancate gli occhi immaginandovi di essere nel più sconosciuto fra i mondi.
Non esiste nulla; tutto esiste. Basta coglierne le sfumature.
Arpeggi fatti da echi lontani si fondono a una misteriosa voce di donna, in connubio d’un invito sinistro che lascia presagire l’inizio di un qualcosa che non è mai iniziato, ma sempre proseguito. Una treccia di suoni si fanno strada per entrare in noi, permettendoci di cogliere la luce.
Tamburi, o legni arsi vivi da mani mai dome, percossi da chi cuore ne ha per trasmettere un profumo di infinito, senza mai smettere di respirare insieme. Tutt’uno, con la voglia di non trovarsi soli dove si è stati catapultati. Siamo nati per condividere, quindi, lasciamo perdere gli eremi interiori e iniziamo a fare piccoli passi col ritmo dettato da chi ci vuol descrivere la via.
Calma come dono degli Dèi, o di un solo Dio, a seconda di un dettaglio che vorrebbe circonciderci l’esistenza. Libertà, sempre, invece. Calma, come aria pura e nuova che si muove sulle foglie della nostra mente, accarezzandola, forse masturbandola per provocare un piacere antico; enigma da portare in grembo in attesa della rivelazione.
Gocce di splendore in un mare di banalità: e si danza. Portati avanti i piedi da un suono circolare e nettamente invitante, si alza il collo fino al cielo fatto di qualsiasi tinta si desideri. Testa china per vedere la terra prendere vita, dove il verde inebria la serenità, dove il marrone ci assomiglia in quanto pilastri del sistema linfatico, dove le stagioni si susseguono senza mai stancarsi di dirci che siamo i figli di un domani ch’è già oggi.
Piccoli contrappunti di continuità, battiti di ciglia perpetui che ad ogni azione fa corrispondere un colore diverso. Un arcobaleno infinito di sensazioni, dove la parola non è importante, ma tutto il resto sì. Per cui si appendono le notti nell’armadio dei ricordi e si corre in un oceano di luccicanza, retti e sorretti da poche certezze, se non quelle che potremo capirci soltanto con sguardi complici e occhiate (dis)integranti.
Un ripetitivo tappeto a tratti vorticosi ci invita alla riflessione, momento cardine di ogni segmento di tempo, dove lo spazio è comunque annientato da ritorni d’immagine che non ci permettono di intuire la direzione. Basta non avere paura ed essere ebbri di ciò che ci aspetta: noi stessi. Vibrante gioia sparsa in tutto il nostro sangue.
Come piume mosse da novelli soffi d’immagine, lentamente ci si adagia su un’idea che ora pare portarci lontano, ora pare proseguire nella speranza di essere seguita; maestra di vitalità, dove vuoi condurci? Via, via dal bosco umido e nemico, talmente fitto da non permettere la vista della luce, che corre ad illuminare il circostante. Fuori, finalmente, ad omaggiare quello ch’è chiamato Sole, lassù, molto spesso, e qui dentro, a volte.
Come crescere nella soglia dell’immaginazione, l’immaginifico vuole aprirsi e riprenderci.
Si apre il sipario, ancora una volta, e noi e loro non più seduti, ma ora sul palco da protagonisti, dove si riattivano i clamori delle celestiali note; timore e paura si mischiano a incredulità e sorpresa: non siamo soli.
Mirabili fischi lontani corrono per rincorrere, creando la musica della natura.
Un battito di cuore percuote il petto del tuono, gonfiandolo fino a farlo esplodere in un dissonante fragore, istante d’energia che mette seduti l’impulso e l’arroganza. Di contro, in piedi, troviamo la coscienza e la conoscenza, sottobraccio a passeggiare in questo viale coloratissimo e profumatissimo. Non si arriva, non si arriverà mai. Si potrà solo transitare per cogliere i frutti più succosi, nutrendo la fame del proseguo.
Come anime in eterno movimento, ci berremo vicendevolmente, tenendoci vivi, portandoci avanti. Avanti. Avanti. Avanti. Con dolcezza. Con Alessandro Monti e il suo Unfolk Collective.
Abbracci diffusi.

p.s.: per ogni nota tecnica e dettagli vari rileggetevi la presentazione sul blog del nostro/vostro MAT2020 (http://mat2020.blogspot.it/2017/03/alessandro-monti-unfolk-collective.html)

p.p.s.: per continuare a sognare quando più vorrete, comprate “Intuitive Maps”, album dipinto suonando, scavato dalle emozioni, per persone che vogliono emozionarsi.


Unfolk Collective

ALESSANDRO MONTI - guitars, bass, african and jamaican percussions, nepalese bells, cymbals, claves, glockenspiel, chimes
ALESSANDRO PIZZIN - electron x
ELISABETTA MONTINO - voice
BEBO BALDAN - triangle, stereo image
KEVIN HEWICK- electric guitars
JIM TETLOW - keybords, synthesizers, organs, cajon
MARK "FLASH" HYNES - drums
CHRIS CONWAY - flutes, kalimba, theremin, electric piano, voice
STEVE ESCOTT - bass
CAMOMATIC - synthesizer, sound hacking
MISTERLEE - customized drums

Tracklist:
1- ESP Sutra 1:39
2- The Seventh Orbit 9:40
3- Mbuyu Na Mkonge part 1 4:06
4- The Theatre of Eternal Snows  8:32
5- Church of Anthrax  7:32
6- New Rhodes Tapestry  7:18
7- Mbuyu Na Mkonge part 2 6:06
8- Pashupatinath Temple/Ruins of Kathmandu 16:32
9- Mbuyu Na Mkonge part 3 8:04
10- L'Ora del Biscotto Metafisico 6:56

Distribuito da: G.T. Music Distribution

Vannuccio Zanella
www.mprecords.it
www.gtmusic.it


mercoledì 16 agosto 2017

Segnala Wazza...


Fortuna che ci sono ancora "rocker" con le palle, come Bruce Dickinson degli Iron Maiden, chapeau! 
Diciamolo ai vari Agnelli, Fedez, Morgan, Elio..."chiacchiere e conto in banca!”
Wazza


martedì 15 agosto 2017

"The Mick Ronson Story", di Wazza


Hello,
certe notizie ti "soprendono come una malattia" (cit. Banco)…
Leggendo il giornale dei programmi, ottimo la mattina per andare in "sala travaglio", leggo, incredibile ma vero, in prima serata ore 21.15Rai 5 mercoledi 16 agosto "The Mick Ronson Story".
Per me che non capisco un tubo… Mick Ronson è uno dei chitarristi più sottovalutati della storia del rock. Scaricato spesso come il chitarrista di Bowie, vestito di "domopack"…
Mick Ronson era sopratutto un grande musicista, arrangiatore e chitarrista. Senza di lui - i suoi arrangiamenti e ai sui riff di chitarra - Ziggy Stardust non avrebbe mai decollato.

Era un grande sperimentatore, sempre alla ricrca di nuovi effetti. Il capolavoro di Lou Reed "Trasformer" ne è un esempio; suoi gli arrangiamenti di archi di "Perfect Day" e "Satellite of Love". 


Grande appassionato di musica italiana, nel suo primo album solista, "Slaugher on 10th Avenue", omaggia due dei nostri cantautori, Lucio Battisti con "Music in Lethal" - versione di "Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi" -  e Claudio Baglioni con "The empty Bed"- versione di "Io me ne andrei".
Oltre a una dignitosa produzione da solista ha suonato con Ian Hunter, Bob Dylan, Elton John, Jon Mellencamp, Morrisey... (non solo Bowie).
E morto a soli 46 anni per un tumore al fegato!
Un artista da (ri)scoprire e da (ri)valutare... non perdete lo special... sono cose rare!
Per non dimenticare

Wazza  


lunedì 14 agosto 2017

Il compleanno di David Crosby, di Wazza


Hello,
compie gli anni oggi, 14 agosto, David Crosby, cantante, chitarrista, autore, leggenda della west-cost, della psichedelia, del rock, country, canzoni d'autore e di denuncia.
Dai Byrds a Crosby, Stills, Nash & Young.
Nel 1971 pubblica il suo album solista "If I Could Only Remember My Name", con Nash, Young, membri dei Greateful Dead, Jefferson Airplane e Santana, diventato una pietra miliare del rock californiano.

Una curiosità, l'album risultò al secondo posto in una singolare classifica stilata dall'"Osservatore Romano", degli album più meritevoli… al primo Revolver dei Beatles!
Happy Birthday David!
Wazza