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mercoledì 12 febbraio 2014

Che tempi difficili, di Paolo Siani



Che tempi difficili… stavo dando un’occhiata al panorama musicale italiano e, non è una novità, mi pare che il tema più importante sia la mancanza di coraggio nelle proprie idee, qualunque esse siano. Migliaia, di cover-band come vecchi juke-box arrugginiti, propongono brani di altri artisti per lo più brani datati; a volte eseguiti meglio delle band/artisti originali, ma senza averne ovviamente il loro fascino.
Per fare un esempio che non c’entra nulla ricordo che molti anni fa quando si parlava di prodotti giapponesi si aveva l’idea, anzi direi la convinzione  che la qualità fosse scadente rispetto ai nostri prodotti occidentali e forse era così davvero; penso agli impianti Hi Fi, ai primi strumenti musicali giapponesi che non reggevano il confronto con quelli statunitensi, ed europei. Poi i nostri amici giapponesi hanno smesso di copiare, hanno rosicchiato mercato alle aziende occidentali, se le sono fagocitate e addirittura hanno creato degli standard mondiali.
Lo stesso discorso vale per i musicisti; la sensibilità musicale dovrebbe essere un regalo importante di madre natura perché il musicista ne possa fare un uso indipendente e personale dando sonorità ‘’all’anima’’; certo è una visione un po’ romantica ai giorni nostri, ma penso che sia l’unica strada per una musica nuova e migliore.
Ci sono senz’altro fenomeni macroeconomici e sociali che ci fanno giudicare questi ultimi anni come assolutamente negativi e oscuri sotto ogni aspetto, non solo artistico. Tuttavia è proprio nel buio attuale che si vedono meglio le piccole luci emanate da idee nuove
Sembra quasi che i musicisti abbiano paura delle loro idee e che pur di fare una suonata in un locale per due lire (se non gratis) siano disposti a nascondere se stessi, la loro creatività e la loro personalità. Nei fatti mi pare che siano poche davvero le ‘’nuove proposte’’, quelle che, al di là del loro valore intrinseco più o meno importante,  potrebbero costituire nuovi punti di partenza per viaggi verso stili, suoni e tipologie musicali diverse da quelle che ci vengono propinate ogni giorno da tutti i media; dalla TV che ormai si rivolta su se stessa in attesa di scomparire per sempre, alle radio che sono un rumore inudibile e tutte uguali, ai giornalisti (non tutti per fortuna) che scrivono cose scontate ed inutili in un mondo dove l’informazione non sarà più di massa, ma personalizzata per ognuno di noi attraverso i nuovi media, quale per esempio è il web.
Ritornando ai musicisti, credo che sia venuto il momento di ritornare a cercare nei meandri delle propria idee qualunque esse siano; da un suono particolare e unico, dalla tecnica nel suonare uno strumento e soprattutto nello scrivere musica senza averne paura… io sono convinto che la cosa più brutta che un musicista possa scrivere sia più appagante che imparare ed imitare al meglio quella creata da altri; credo che interfacciarsi poi con altri musicisti per scambiare queste idee, confrontarle, migliorarle, sia il lavoro più intelligente che un musicista possa fare per liberare la propria creatività.

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