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giovedì 21 gennaio 2016

Come ogni 21 del mese Wazza ci ricorda Francesco Di Giacomo



21 Gennaio 2015

"Ho imparato a rispettare le idee altrui, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare"
(Norberto Bobbio)

Ci sarai sempre, buon viaggio Capitano ! (ma quanto ci manchi !)
WK


(ricordo di Francesco Gallina)

UN DI GIACOMO PER TRE

Una sera d'estate del 1981 -avevo 14 anni- mi recai a sentire un concerto del  Banco  che si teneva nella mia città. Ovviamente non avevo fatto in tempo a vivere il loro periodo anni '70, ed il gruppo mi era noto soltanto per  Paolo Pa, ma troppo fresco era per loro il ricordo del passato e troppo pochi i pezzi meno progressive per evitare di riproporli in toto, in una scaletta che, vista oggi, era memorabile. La gran parte dei più giovani reagì in due maniere: metà se ne andò appena il prog fece capolino, l'altra metà -ovviamente comprendente il sottoscritto- restò letteralmente affabulata dalla musica e da quella presenza a centro palco che parlava e cantava come non avevamo mai sentito, né per radio, né per televisione. Dietro di me, erano piazzati due fratelli che frequentavano la mia scuola, ambedue più grandi, ambedue vestiti come dandy di fine millennio ed ambedue musicisti dediti all'elettronica che, all'epoca, cominciava a far breccia dalle nostre parti, procurando a chi lo suonava un codazzo di ragazzine rapite da quell'aria da bravi ed eleganti ragazzi. Sia durante le canzoni che, soprattutto, durante le pause tra l'una e l'altra, un brusio continuo da parte loro che aumentava di volume nelle seconde appositamente per cercare di farsi sentire dai musicisti, visto che eravamo a pochi metri dal palco. Un esempio dei loro discorsi? Ecco: "Superati, proprio superati. Quella chitarra così vecchia, così antipatica con quegli assoli inutili. La voce così tronfia, così forte, niente... sono proprio vecchi, vecchi e superati". Erano passati solo pochissimi anni dai loro dischi epocali e, nonostante il fatto che tutto il pubblico suo malgrado interessato da quella stucchevole discussione, ad un certo punto non ne abbia potuto più ed abbia imposto ai due fratelli di andarsene o sarebbero stati "allontanati", il ricordo di un malinconico, trasognato  Di Giacomo , rivolto più verso un dialogo con le canzoni che con gente che, in massima parte, poco sapeva della storia del  Banco , è ancora molto vivo. Peggio doveva succedere nel 1988. Durante le manifestazioni estive, il  Banco  venne invitato a suonare presso l'Arena Villa Dante, impianto posto in posizione centrale, ma popolare della mia città. Il loro concerto veniva dopo quelli di "artisti" che oggi definiremmo neo-melodici che si erano esibiti nei giorni precedenti o, comunque, di estrazione pop-olare, ma non nel senso che si dava al termine ad inizio anni '70. Il pubblico di quella sera era in massima parte composto da famiglie che, al massimo, arrivavano ai  Cugini di Campagna , vecchi rimasti a  Claudio Villa  e giovani discotecari. L'arena è abbastanza capiente e quella sera conteneva, ad occhio e croce, circa 2000 persone, per ciò che ricordo. I pochi anni ulteriormente trascorsi avevano già cambiato molto il set del gruppo, il quale incentrò tutta la prima parte dell'esibizione sulla produzione dal 1980 in avanti.  Paolo Pa,  Moby Dick ,  Notti Kamikaze  (se non ricordo male) erano già state sufficienti ad allontanare qualche centinaio di persone, ma quel che accadde quando nell'arena cominciarono a risuonare i raffinati arabeschi progressivi, fu realmente brutto. Il pubblico, dapprima stordito, poi palesemente infastidito, cominciò ad andarsene persona dopo persona, finché restammo in circa cinquanta, che ebbi modo di contare personalmente. Prima della fine del concerto, ovviamente portato a termine da professionisti, mio figlio, allora neonato, cominciò a piangere ed anche io dovetti andarmene prima del tempo. Uscendo, fui costretto a passare davanti al palco e, data la situazione, la band se ne accorse.  Di Giacomo  mi guardò rassegnato ed io mi vergognai come un ladro, poi ricominciò a cantare al cielo. Avrei voluto spiegargli che non era come sembrava e che a me interessava e piaceva ciò che stavano facendo, ma non fu possibile. Lui proseguì il suo canto rivolto a nessuno, ed io rincasai vergognandomi della mia città. Tra i due concerti, distanti sette anni l'uno dall'altro, il completo disfacimento della cultura dell'audience e del rispetto verso l'arte e l'artista, con impietoso raffronto tra il pubblico quasi in rivolta contro i due criticoni del 1981 e comunque interessato a sentire il concerto, e quello del 1988, incapace di valutare, privo di cultura, memoria e riguardo. Infine il 2012. La cornice in cui mi sono imbattuto per l'ultima volta nel gruppo ed in particolare in  Francesco Di Giacomo  è stata di ben altro livello, come riportato in questo  live report . Ancora una volta il tempo aveva rimescolato le carte, ridando al prog ciò che era del prog. Grande teatro, grande pubblico (età media alta, sì, ma anche molti giovani) e grande concerto.  Francesco  era sempre trasognato, rapito della musica e dalla musicalità leggiadra delle parole e dal loro potere avvolgente, capace di far levitare anche una persona corpulenta come lui. Alla fine del concerto fu molto gentile e, nonostante lo spettacolo fosse terminato solo da pochi minuti, discusse volentieri con me nel backstage, come era suo costume con chi lo avvicinava. Io ero con l'ex neonato che aveva involontariamente provocato il mio allontanamento dal concerto del 1988 e lui ascoltò quella ed altre storie, annuendo divertito, dando consigli e salutando alla fine, senza alzarsi mai da una cassa per quanto era stanco dopo l'esibizione. Anche da queste cose nasce l'ammirazione per l'artista ed il rispetto per l'uomo.


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