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giovedì 14 dicembre 2017

Il compleanno di Pierluigi Calderoni


Compie gli anni oggi, 14 dicembre, Pierluigi Calderoni, batterista "storico" del Banco del Mutuo Soccorso.
A 17 anni suonava con i "Dannati", che in seguito divennero le "Esperienze", insieme a Francesco di Giacomo e Renato D'Angelo.
Collabora con "Assemblea Teatro", un "cameo" nel film "Prova d'orchestra" del maestro Federico Fellini.
Ha suonato con Riccardo Cocciante, Pierangelo Bertoli, Bermuda Acustic, Semadhi...
Nel 1997 fa parte degli "Indaco" con Rodolfo Maltese, grande band, che meritava molto di più.
Continua ad insegnare il "mestiere" di batterista.
Buon compleanno "secco"

Wazza
Pierluigi, Gianni, Francesco,Vittorio e Luigi Mantovani (produttore)

Pierluigi, Gianni, Francesco,Vittorio e Luigi Mantovani (produttore)

Gigi Cavalli Cocchi ( Ligabue, Mangala Vallis, CSI), Furio Chirico ( Arti e& Mestieri), Roberto Puggioni (Bass playe,r Composer), Nicola Vacca (Collegium, batterista, 12 anni), Marco Frigau
(Collegium, batterista, 16 anni), Pierluigi Calderoni (Banco del Mutuo soccorso, Batterista), Franco Vacca ( Collegium). Sestu. Rassegna Progress...,One , settembre 2008



martedì 12 dicembre 2017

Cream: accadeva nel dicembre del 1966


«L'unica buona musica è quando dei buoni musicisti suonano l'uno per l'altro. Credo che questo sia ciò che ha reso i Cream così differenti dagli altri gruppi rock».
(Jack Bruce)

Hello,
usciva a dicembre del 1966 "Fresh Cream", primo album dei Cream, il favoloso trio di rock-blues, composto da musicisti già famosi individualmente: Jack Bruce, Eric Clapton e Ginger Baker.


Per la prima volta si coniò il termine "supergruppo" e "strumentisti".
Le sonorità di questo album di debutto, prodotto da Robert Stigwood, fecero da apripista a musicisti come Jimi Hendrix e Led Zeppelin.
…di tutto un Pop.
Wazza


lunedì 11 dicembre 2017

Il compleanno di Chester Thompson


Compie gli anni oggi, 11 dicembre, , batterista americano.
Batterista dei Weather Report, si fece le ossa suonando per due anni con Frank Zappa... poco dopo fu "assoldato" dai Genesis del dopo Gabriel, per permettere a Collins di esibirsi come cantante. Una collaborazione durata quasi vent’anni, suonando anche in alcuni lavori solisti di Steve Hackett e Tony Banks.
Uno dei batteristi più apprezzati e richiesti al mondo!
Happy Birthday Chester…
Wazza







domenica 10 dicembre 2017

Compie gli anni Sophya Baccini



Hello,
compie gli anni oggi, 10 dicembre, Sophya Baccini, cantante, autrice, musicista,
Una delle poche voci "Lady del prog", che non ha nulla da invidiare ai colleghi "maschietti". Oltre che componente dei Presence e leader del progetto Sophya Baccini's Aradia, è spesso ospite degli Osanna e di altri musicisti prog.
La sua è stata una delle performance più applaudite dell'ultimo Festival prog di Veruno.
E’ anche protagonista con 4 brani del cofanetto tributo a David Bowie e Marc Bolan, da poco uscito, edito dalla Black Widow.
Buon compleanno Sophia!
Wazza 


Alan Sorrenti: accadeva il 10 dicembre del 1972


Hello,
copertina dedicata ad Alan Sorrenti quella di Ciao 2001, del 10 dicembre 1972.
Considerato una "promessa" del pop italiano, grazie all'uscita del long playng "Aria", per molti il capolavoro dell'artista anglo/napoletano, un disco registratotra Roma e Parigi, con la partecipazione di artisti del calibro di Jean-Luc Ponty, Albert Prince, Tony Esposito... un rock sperimentale, psichedelico, con la voce di Alan che appare come un mix tra Peter Hammill e Tim Buckley.
Il disco ebbe un ottimo successo prima che Alan venisse  rapito dai "figli delle stelle"… ma quella è un'altra storia!
Wazza




sabato 9 dicembre 2017

Intervista ai Semiramis, di Max Rock Polis


Semiramis, Frazz live. Il ritorno del clown del Prog
di Max Rock Polis

Semiramis“ nella musica italiana è un nome notissimo agli appassionati di Rock progressive, avendo fatto nel 1973 un disco capolavoro, sia nella musica che nei testi, e finanche nella copertina, tanto che l'originale in vinile dell'epoca può valere anche 2000 euro. Sciolti a metà anni '70, si sono riformati qualche anno fa per opera del batterista Paolo Faenza, che ha visto giustamente la possibilità di un loro ritorno in grande stile. E così è stato.


Eccoci qui con Paolo Faenza e i suoi Semiramis. Ciao ragazzi!

P: “Annunciamo gli altri, grazie per i “ragazzi” [ride. ndr]. Ci sono Ivo Mileto, bassista dei Semiramis 2013, Daniele Sorrenti, tastierista nuovo e poi Rino Amato che è l'altro tastierista che affianca Daniele. Tra i due c'è Maurizio Zarrillo che ci guarda da qualche parte, sento molto la sua presenta, soprattutto quando parliamo della musica dei Semiramis, vecchia e nuova perché lui era un membro attivo, oltre che a Giampiero Artegiani che manda i saluti a tutti ma è in studio a lavorare e non è riuscito a venire. Oggi è assente anche il grande Vito Ardito, che è la nuova voce che sostituisce Michele Zarrillo molto molto degnamente e pure David Giacomini, nuovo chitarrista. Maurizio ci ha lasciati il 7 luglio, è un grande vuoto ma loro due a livello di musica sopperiscono sicuramente bene, e in mezzo a loro c'è sempre il buon Maurizio.“

Infatti ci tenevo a ricordarlo. Oggi c'è la grossa opportunità della riscoperta di questo gruppo dei primi anni '70. “Dedicato a Frazz” del 1973 è una pietra miliare del Progressive italiano che possiamo riscoprire in un formato dal vivo spettacolare, nel concerto di Genova. Però la situazione parte da prima, quando Paolo qualche anno fa ha deciso di ritirare le fila del progetto Semiramis.
P: “Sì nel 2013 ero a pranzo con Enzo Vita de Il Rovescio della Medaglia, altra band storica, e stavamo parlando del fatto che avevo chiamato Artegiani e gli avevo detto: “Senti che ne pensi se rimettiamo su i Semiramis? Il Progressive sta tornando di moda, le cose si muovono in un certo modo...”, e lui mi ha detto subito di sì. Giampiero Artegiani è un autore, ha scritto un sacco di cose tra cui “Perdere l'amore” di Ranieri, quattro album di Franco Califano, tre di Massimo Ranieri, sei con Silvia Salemi, tre con lo stesso Michele Zarrillo, Murolo, Maria Carta, ha lavorato per tantissimi grandi, anche con Ivan Graziani. Poi ha detto sì anche Maurizio Zarrillo, mentre Michele, troppo preso dal suo lavoro di cantautore non ha voluto né potuto accettare, e l'altro, Marcello Reddavide, il bassista storico che ha scritto tutta la bellissima opera letteraria dell’album, non se l’è sentita di riprendere il basso elettrico e ha rinunciato. “Dedicato a Frazz” è un concept album come tanti se ne facevano all'epoca. Quando Giampiero Artegiani mi ha detto di sì io ho cominciato a cercare altri elementi, suonando con altre band qui nel circuito di Roma ho trovato Ivo Mileto, Daniele Sorrenti, Antonio Trapani. Antonio è un chitarrista che mi suggerì Enzo Vita, si conoscevano, ma abitando vicino Foggia per 3-4 anni ha resistito a viaggiare per le prove, poi per ragioni logistiche ha abbandonato la situazione e lo abbiamo sostituito con il bravissimo David Giacomini. Con questa formazione abbiamo rimesso su la band, poi nel 2014 ci fu il ventiduesimo anno del Progressivamente free festival organizzato dal grande Guido Bellachioma che ci volle alla serata clou del sabato per la reunion dopo 41 anni dal disco.
 Fatto questo concerto il gruppo ha cominciato un'attività, ma non frenetica, ogni tanto qualche data, poi l'etichetta Black Widow un anno e mezzo fa ci ha chiesto se ci interessava registrare il vecchio disco dal vivo, aggiungendo due pezzi nuovi. Ci siamo messi a scrivere, realizzato i due inediti, uno [“Morire per guarire”, ndr] lo abbiamo suonato a Genova insieme a “Dedicato a Frazz” nella registrazione del live e l'altro, “Mille universi”, era ancora in embrione e non siamo riusciti a registrarlo dal vivo. “Frazz live” è uscito il 10 ottobre 2017, è acquistabile online, è un bellissimo o cofanetto da collezione perché c'è sia il DVD audio/video con sonorità audio pazzesche, mixato ed editato in uno studio qui a Roma, e poi c'è il CD audio  in cui c'è “Mille universi” che abbiamo registrato in studio. Di recente siamo sbarcati anche a Tokyo per un concerto meraviglioso, davanti ad un pubblico di fan giapponesi che non sapevamo così appassionati e conoscitori dei Semiramis e di “Dedicato a Frazz”. Dunque, un'altra grande esperienza. Gli altri Semiramis ti racconteranno le loro sensazioni di questa bella avventura.”

Allora ragazzi, lo sappiamo che voi artisti Prog italiani spopolate in Giappone, com'è stata l'emozione di trovarsi a Tokyo per questo concerto?
D: “È stato qualcosa di inaspettato, soprattutto per me. Un'opportunità stupenda in quanto per vari motivi ho dovuto lasciare la band nel 2015-2016 e oltre che un grande piacere era doveroso riprendere per sostituire l'amico e il “padre dei tasti neri e bianchi”, come io definivo Maurizio Zarrillo. Quindi come si dice, lo spettacolo deva andare avanti, ci siamo messi la camicia e abbiamo lavorato per fare questa trasferta che è stata una cannonata, qualche cosa di stupendo: organizzazione fantastica, un calore da parte dei giapponesi assurdo e, lo possiamo dire, inaspettato perché sinceramente trovarsi in un negozio di dischi ed essere riconosciuti è stato qualche cosa di oltre che particolare, molto piacevole e ripaga di tante fatiche e soprattutto di tanta passione che noi ci mettiamo. È anche un impegno emotivo e fisico bello, dal viaggio al trovare questo popolo completamente diverso da noi che affronta un live in maniera molto diversa da noi: tutti composti, seduti, eleganti nell'ascoltare quest'opera. Abbiamo suonato molto bene, è stata un'esperienza stupenda, c'è poco altro da dire, da ripetere sicuramente perché c'è piaciuta.”

Sono molto diversi da noi, perché noi abbiamo un mare di gruppi Prog di qualità eccellente ma non li facciamo suonare qui e li mandiamo in Canada, negli Stati uniti, in Messico, in Giappone.
D: “E loro non si lamentano del prezzo del biglietto, che andava dai 120 ai 250 Euro, una cosa assurda anche per noi che suonavamo. Bellissima esperienza.”
P:  “Ti posso garantire che i Semiramis dal vivo sono un pugno nello stomaco, una bella botta, non perdonano.”

Vi ho visti dal vivo e posso garantire per voi. Abbiamo “Frazz live”, ma per chi fosse nato dopo il '73, diciamo che questa copertina fantastica è rimasta nella storia del Prog e rappresenta Frazz. Ma chi era?
P: “Frazz [acronimo dei musicisti che incisero il disco, ndr] è un personaggio inventato da Marcello Reddavide. È la storia di uno psicopatico, uno che viveva pensando che nel luna park dove andava fossero tutti lì con le lucine e i giochini per far divertire lui e non perché devi pagare il biglietto e spendere i soldi. Questa è una descrizione molto spicciola, ma il succo è quello. Infatti poi noi impicchiamo il manichino, lo impiccavamo anche nel '73 nei concerti, lo facciamo morire durante il pezzo “Frazz”, ossia, lui stesso uccideva lo psicopatico che era dentro di lui. Questo personaggio guariva e scopriva la realtà cruda e spesso brutta della vita, col consumismo, la globalizzazione e tutto il resto. Logicamente noi lo abbiamo riportato anche a Genova dal vivo, e anche li si è suicidato sulla forca. Il palco a Roma non ce l'ha permesso, volevamo metterlo dietro al buon Rino Amato, ma lui ci ha detto “no, se me lo mettete dietro non riesco a muovermi” [ride, ndr] e ora ci può raccontare le sue sensazioni, di registrare “Dedicato a Frazz” dal vivo.”

Per chi si è perso questo manichino, vada a prendersi il DVD, lo ordini online, digiti “Frazz live” su Google. È un pezzo di storia della musica italiano che ritorna con orgoglio e in forma splendida.
R: “Per rispondere alla domanda devo fare un pò di storia. Era marzo del 2017, io e Paolo con Giampiero, Maurizio e gli altri ci conosciamo da un pò, avevamo 15-17 anni. In quel periodo ci eravamo visti per caso a un'altra cena dove c'era Vita e tanti altri amici anche ex musicisti, avevamo riallacciato i contatti. Quando Daniele per ragioni personali ha dovuto lasciare il gruppo, Paolo mi ha chiesto di sostituirlo. Eravamo a marzo, ad aprile bisognava andare a Genova per suonare, quindi avevo tempo un mese. Però è stato piacevole perché io negli anni '70 ero un piccolo fan dei Semiramis, siamo dello stesso quartiere, io suonavo in un altro gruppo, facevamo lo stesso Progressive, eravamo più giovani di loro: 14-15 anni invece che 17-18. Io non ero mai riuscito a sentire i Semiramis dal vivo per varie circostanze, è una cosa stranissima. Quindi ad aprile 2017 ho potuto ascoltare i Semiramis dal vivo dal un bel posto: ero sul palco [ride, ndr] e suonavo con loro, quindi è stata una bella emozione.”
D: “Ha fatto un bel lavoro in un mese per riprendersi tutte le mie parti, mi ha mandato dei bei colpi ne sono sicuro [ride, ndr].”
P: “Vi garantisco che imparare in poco tempo le parti di tastiera di “Dedicato a Frazz” è veramente un lavoraccio. Ma Rino ce l'ha fatta. Il nostro è definito anche Rock sinfonico.”

Ricordiamo che in questo DVD c'è una parte introduttiva per ogni pezzo.
P: “Sì, noi durante la registrazione del live, proprio per aiutare quelli che sono più giovani e da poco si sono approcciati a questo nostro lavoro, abbiamo inserito delle poesie che Artegiani ha scritto per far comprendere e descrivere il testo di ogni pezzo. Praticamente lui prima dei sette brani del vecchio disco recita queste parti con sottofondo di pianoforte e poi parte il brano di cui ha fatto l'introduzione. È una cosa che a me è piaciuta molto e l'abbiamo messa nel DVD e anche nel CD audio. Tornando al discorso di far ascoltare questo disco “Dedicato a Frazz”, qualcuno ci ha detto… “adesso lo sento con la batteria bene, il basso bene, tutto a posto” perché sul disco vecchio c'erano dei grossi problemi di masterizzazione, su otto piste [in analogico, ndr] abbiamo messo un sacco di cose. Tu calcola che solo la batteria in studio si porta via otto piste, quindi si è registrato prima quella con una parte di pianoforte e chitarra e si è premissato su due piste il tutto. Quando tu poi metti le altre piste, le prime vanno a sparire, hai voglia a “tirare fuori la batteria”: era diventato difficile. Invece con questo nuovo lavoro [in digitale, ndr] finalmente si apprezza “Dedicato a Frazz” nella sua vera potenza, perché all'epoca noi dal vivo eravamo veramente potenti.

E lo siete ancora! Potrà ascoltarvi non solo chi sarà presente ai vostri show, perché è previsto un ritorno dei Semiramis alla composizione e a nuove uscite discografiche.
P: “Sì, diciamo che la Black Widow ci ha chiesto ufficialmente di fare un disco in studio nel 2018, però non è facile vederci tutti perché ognuno ha degli impegni. La stesura dei due brani inediti è stata fatta da me, Giampiero e Rino, con Artegiani che ha scritto il testo di “Mille universi”. Gli altri hanno messo del loro in fase di arrangiamento quando abbiamo tirato su i pezzi. Però è difficile riuscire a trovarsi. Io sto scrivendo cose, tutti quanti ci metteremo a fare qualcosa per riuscire a realizzare questo lavoro nel 2018.”

Secondo te in questo fatto di ritrovarsi, dopo questa pausa degli anni '80, c'è per fortuna un certo ritorno e interesse per il Progressive italiano?
P: “Assolutamente sì, è per questo che quattro anni fa ho voluto rimettere in piedi tutta questa “macchina”. Ti dico una cosa: secondo me la fine anni '70 e gli anni '80 sono stati una bella disgrazia con l'avvento del Punk, che è un genere che rispetto ma non ascolto, perché come ho letto in un libro che parlava di una tournée dei Led zeppelin nel '75 in America [“LZ-'75. I Led zeppelin alla conquista dell'America” di Stephen Davis, ndr], il giornalista che lo ha scritto ha fatto una disamina molto bella. Una volta c'era Jimmy Page sul palco e sotto delle persone che stavano lì e mai avrebbero pensato di potersi mettere al posto suo, invece adesso da quando sono saliti sul palco i Sex Pistols, gente che con gli strumenti ha un pessimo rapporto, i ragazzi che stanno sotto dicono… “pure io adesso posso suonare”. Non c'era più questo rapporto tra la Rock Star e il pubblico, il pubblico poteva tranquillamente stare sul palco al posto della Rock Star di quel momento. Questa è stata la cosa brutta della fine anni '70 inizio anni '80 che è proseguita per tanto tempo.”

È un punto di vista molto interessante. Domanda personale: Paolo, come ti sei trovato a mescolare batteria e vibrafono sul palco?
P: “È molto semplice: quando facevamo le prove nel '71-'72 di “Dedicato a Frazz” con Maurizio Zarrillo, siccome suo padre aveva un'organizzazione musicale, in sala prove c'era un vibrafono. Io l'ho visto e mi sono appassionato, me lo sono portato a casa. Ho sempre studiato un pò musica, solfeggio, quindi sapevo la posizione delle note sulla tastiera del pianoforte: nel vibrafono è la stessa cosa. Ho iniziato a fare delle cose, ho inserito le parti di vibrafono quando c'erano dei momenti di fermo della batteria, e sono diventate un pò la caratteristica di quel disco, la distinzione. Tutta la musica era bella potente, insomma. L'abbiamo riutilizzato anche per i due inediti.”

Ricordiamo “Frazz live” che è un DVD, un CD da avere.
P: “Sì, dentro c'è un libretto con tutte le informazioni, i credits, tutto il resto, ci sono delle foto anche vecchie di concerti nostri dell'epoca, dei nuovi e del concerto di Genova. Un bel prodotto di quelli da tenere, come una volta. Poi uscirà anche il vinile tra un po', lo stanno stampando.”

Immagini di repertorio...






giovedì 7 dicembre 2017

Banco del Mutuo Soccorso – Io sono nato libero (Legacy Edition) (2017), di Alberto Sgarlato


Banco del Mutuo Soccorso – Io sono nato libero (Legacy Edition)
(2017)

Di Alberto Sgarlato

Chi lo avrebbe mai detto che il 2017 ci avrebbe regalato simultaneamente del materiale audio inedito dai due gruppi più iconici nella storia del rock progressivo italiano? Stiamo ovviamente parlando di Pfm e Banco, ma si tratta di due lavori completamente diversi tra loro.
Mentre la Pfm pubblica dopo 11 anni dal precedente “Stati d’immaginazione” il suo primo lavoro interamente di canzoni inedite, caratterizzate da un buon rock venato di prog moderno, intitolato “Emotional Tattoos” il Banco punta su un lavoro che in parte è una ristampa, e in parte no.
Spieghiamo meglio: si tratta di “Io sono nato libero”. Il cantautore inglese Billy Bragg aveva coniato l’espressione “The difficult third album”, nel senso che forse il terzo album, per qualsiasi artista o band, è il più difficile. Il primo è una sfida, o vali ed emergi o non piaci e sparisci subito. Il secondo può essere una conferma o una delusione. Ma è solo con il terzo che la storia, la critica, il pubblico, decideranno se farti entrare nel mito o meno. E nei primi anni ’70 il Banco del Mutuo Soccorso queste tre battaglie le vinse trionfalmente e a testa alta, inanellando tre capolavori della musica non italiana ma mondiale: l’album omonimo comunemente noto come “Il Salvadanaio”, il concept-album “Darwin!” e, appunto, “Io sono nato libero”.


Questo è il disco che esce oggi in una ristampa denominata “Legacy Edition” in un cofanetto che comprende un libretto di 40 pagine e un’audioguida all’ascolto tracciata da Vittorio Nocenzi. Ma la vera sorpresa sta nel secondo CD, intitolato “La libertà difficile” e contenente i primi 30 minuti di materiale inedito che il Banco abbia dato alle stampe dal 1994, anno d’uscita di “Il 13”, fino a oggi.
Nel frattempo, come ben sappiamo, la grande famiglia del Banco ha dovuto accettare e superare due gravissimi lutti: il cantante Francesco Di Giacomo e il chitarrista/fiatista Rodolfo Maltese (che proprio in “Io sono nato libero” faceva la sua prima apparizione). Per cui i brani di “La libertà difficile” sono suonati da una formazione molto rimaneggiata, che in tanti hanno descritto come Banco 2.0. Unico nome storico è il tastierista Vittorio Nocenzi, affiancato da Filippo Marcheggiani (chitarrista ormai “in squadra” dagli anni ’90) e da tanti nuovi acquisti: Tony D’Alessio (voce), Nicola Di Già (chitarre), Marco Capozi (basso) e Fabio Moresco (batteria). Bassista e batterista possono vantare collaborazioni con altri due nomi leggendari del prog italiano: rispettivamente Balletto di Bronzo e Metamorfosi.
Evitando di aggiungere qualsiasi commento superfluo su “Io sono nato libero”, album meraviglioso sul quale nei decenni è già stato detto e scritto di tutto, soffermiamoci sull’aspetto di maggior curiosità, cioè il materiale nuovo: “Je suis” (ispirato a “Canto Nomade per un prigioniero politico”) alterna cavalcate di Minimoog sorrette dagli inconfondibili arpeggi con la mano sinistra sulle note basse del piano, tipici di Nocenzi, a momenti di gusto più “fusion”, con linee di basso cariche di groove e strani intrecci tra chitarra e mandolino. La prima parte del cantato, in francese, è usata quasi come ulteriore accento ritmico che va a unirsi al lavoro del basso e dei riff di chitarra. La seconda parte, in italiano, è corale e ricorda a tratti l’uso delle voci di brani come “Il ragno”.
Apres rien, rien est plus le meme”, come si evince dal titolo, invece, è un seguito ideale di “Dopo…. Niente è più lo stesso”. Il testo, come quello del brano precedente, fu scritto ancora da Di Giacomo e supporta una musica che ricorda quelle tipiche dei matrimoni balcanici (non a caso, come ci spiega il libretto a corredo, le liriche prendono spunto da un canto nuziale in albanese antico). Melodie folkloristiche si fondono a interventi strumentali tra chitarra e Minimoog di matrice tipicamente prog. Anche stavolta si ricorre al cantato in italiano e in francese.
Improvviso: Un viaggio alato!” è una poesia di Manlio Rondoni dedicata proprio alla scomparsa di Di Giacomo, ma scritta sotto forma di lettera a Gianni Nocenzi (in occasione di un suo concerto solista) e musicata da Vittorio Nocenzi, che esegue questa traccia interamente da solo, alla voce recitata e al pianoforte, inserendo ampie citazioni dal classicissimo “Non mi rompete”. Il momento più toccante, emozionante, commovente dell’intero nuovo disco.
Bach chromatic”, con i suoi oltre 8 minuti, è la traccia di più ampia durata del nuovo CD e regalerà non poche emozioni ai fan del prog-rock di matrice più tastieristica: a dispetto del titolo Bach non c’entra e si tratta di una composizione di Nocenzi, interamente strumentale, tutta composta e arrangiata su un sintetizzatore/workstation Kurzweil K2500, con il contributo di Filippo Marcheggiani alle chitarre.

La brevissima (peccato!) “La libertà difficile” è scritta da Michelangelo Nocenzi, figlio di Vittorio (con testo di Paolo Logli e Vittorio Nocenzi)… Un brano che racchiude in sé nella forma, nella melodia, nelle strutture e negli arrangiamenti le “due anime” del Banco: quella più prog degli anni ’70 e quella più pop degli ’80: sarà dunque lui, Michelangelo, a raccogliere un giorno lo scettro di un ipotetico “Banco 3.0”?


Ricordando Greg Lake


Hello,
un anno fa, il 7 dicembre, ci lasciava Greg Lake, un eroe del nostro tempo... bassista, chitarrista, autore, produttore, ma sopratutto una bellissima voce…
RIP Greg
Wazza

Meglio la sua musica delle nostre parole!





7 dicembre 1970, i Creedence Clearwater Revival rilasciano "Pendulum: riascoltiamolo...

 Hello,
usciva il 7 dicembre 1970 "Pendulum", sesto disco, degli americani Creedence Clearwater Revival, l'ultimo con Tom Fogerty, che abbandonerà la band per dissidi con suo fratello John. Ottimo lavoro che contiene alcuni brani che diverranno  loro cavalli di battaglia, tra tutti "Have You Ever Seen the Rain?", "Molina" e "Hey Tonight".
L'abum si conclude con la strumentale "Rude Awakening"… molto "progressive".
Da riscoprire, tra tanta "immondizia musicale" che gira oggi
… di tutto un Pop
Wazza 

 Un’occasione per risentirlo…



martedì 5 dicembre 2017

THE FORTY DAYS – “THE COLOUR OF CHANGE”, di Andrea Pintelli


THE FORTY DAYS – “THE COLOUR OF CHANGE” (LIZARD)
Di Andrea Pintelli

Sì, partiamo. Viaggio nell’uomo attuale. Viaggio allucinante: nelle sue paure, nelle sue sensazioni, nei suoi pensieri. Si vuole far sì che possa esistere un vascello per portarci in questo non-luogo di difficile esplorazione, ed è chiamato volontà. Con deflagrante urlo, il varo di questa nave ha il sapore della ricerca di un cambiamento di intenti, di voglia di (ri)nascita, di nuova coscienza. Un bagno di umiltà che porterebbe assoluti e progressivi (!) benefici. Fiducia: negli altri finalmente, ma soprattutto in noi stessi e il gioco si farebbe più colorato. Viviamo in tempi cupi, fatto di bianchi e neri, come se qualcuno avesse già pianificato l’involuzione della società, a discapito del benessere reale. Proprio a questo qualcuno dobbiamo far sentire la nostra voce, dobbiamo agire in fretta, cambiare appunto, e solo con la fiducia, per l’appunto, ci si muove per sconfiggere il grande buio. Certamente non si parla di semplicità, però tutti sogniamo: esistono, quindi, anche sogni non facili da affrontare. Lo è ancor più rapportarli al vissuto quotidiano, fatto di velocità, cambi improvvisi, scontri e riscontri. La nostra fermezza potrebbe aiutarci? No. Serve coalizione e comunione d’intenti. Cosicchè anche un incubo possa trasformarsi in fiore, da donare a chi si incontra, ora dimenticandosi dello specchio. Principio di gratuità. Ogni mano deve cercarne una altrui, costruendo una catena fatta di sensazioni positive, che possa condurci in un giardino fatto di soavi suoni, arpeggi celestiali, dove i timori possano sparire per lasciare spazio ai profumi dei sorrisi. Ognuno può qui dire e pensare ciò che vuole, il cambiamento passa anche, e soprattutto, dall’ascoltarsi. Distruggere l’individualismo, a favore dell’aggregazione. In questo luogo fatto di fili verdi e petali d’arcobaleno non esistono server, pc, telefoni, antenne. Niente di niente. Orpelli inutili banditi a favore del libero vivere nell’essenzialità. Sorpresa: si sta meglio. Si socializza senza social. Ah, che paura… iniziale, forse. Poi di colpo sparirà la solitudine, perché ci incontreremo e ci rincontreremo. Anche chi non ha dimora, chi vive spazzolato dall’aria fredda della notte, potrà trovare riparo dalle proprie paure, potrà sentir considerate le proprie lacrime, potrà essere giustamente importante. Come chiunque. Quindi i rifiuti scontati ben evidenti sui visi dei veri zombies, gli sguardi assenti delle persone che troppo di fretta si dimenticano di esistere veramente, le impronte lasciate da animali coi mocassini, non avranno più ragione d’esistere. Non è buonismo: trattasi di un tuffo univoco in una piscina fatta di tiepidi pensieri. Nonostante tutto e nonostante quasi tutti. Perché privarsi degli altri per la mera paura di conoscerli? Sarebbe gioia totale, tuttavia. I piani elitari di certi mass-media vorrebbero (de)finirci: a noi il dovere di finirli a nostra volta, applicando la tortura (per loro) peggiore, cioè l’indifferenza. Da qui verso la vera ripartenza. Noi, tutti noi, tutti, contro il vero nemico: non l’altro, non il nuovo, non lo pseudo-invasore, ma il conservatorismo, che negli anni ha acuito le distanze, imbrigliato le coscienze, annullato il dialogo. Signora Libertà, dove vuoi che ci troviamo? Dacci un forte segnale per la vivida strada che ci hanno fatto dimenticare. Portaci su quel sentiero d’erba e terra e pozzanghere che tanto apprezzavamo in età infante. Dacci da mangiare quei tuoni che ci permettevano di affrontare ogni sfida, piccola o grande che fosse. Ecco, sta a noi cercarla, ritrovarla, baciarla. La famiglia del colore, in un attimo, ci riporterà ad una condizione ideale di esistenza, in un attimo (perché anche anni possono essere un attimo) torneremo a brillare di luce intrinseca. La casa delle meraviglie riaprirà i battenti, scacciando i falsi miti e le incertezze fuorvianti, per farci accomodare sulle sue soffici poltrone di sottobracci affettuosi. E finalmente basteremo a noi stessi. Promesso. Che tutto questo sia stato suscitato dall’ascolto di una chitarra spaziale, che annienta il tempo e si diverte a viaggiare fra le dimensioni parallele? Che queste parole siano state provocate da una voce altisonante e romantica, mentre tastiere fantasiose e coloratissime fan girar la testa dal piacere? Che le nostre vere certezze possano filare fin su quei monti creati da una sezione ritmica granitica ma gentile? Io le risposte le ho trascritte dopo che il mio desiderio si è fatto uomo, voi cercatele in “The colour of change”, dei The Forty Days. Vi aiuterà senz’altro. Abbracci diffusi.


NOTE UFFICIALI

I The Forty Days vengono da Pisa e Livorno e si possono definire una band progressive rock, ma con evidenti contaminazioni art/rock, pop/rock e rock psichedelico. 
Le influenze principali sono Pink Floyd, Porcupine Tree, Steven Wilson, Marillion, David Gilmour, Calibro 35, Supertramp, Led Zeppelin e molti altri, in altre parole tutti quelli artisti che hanno provato a mischiare prog/rock/psichedelia con una certa componente melodica.
La formazione attuale del gruppo è attiva da settembre 2015, periodo dopo il quale la band inizia una discreta attività live e soprattutto a pensare seriamente alla stesura del primo album.

Questo disco è venuto alla luce nel 2017 ed è intitolato The Colour of Change: è un concept album che parla di situazioni, pensieri e paure di un uomo alla soglia dei 30 anni nella nostra epoca.
The Colour of Change, registrato all'Indiependente Studio di Edoardo Magoni a Putignano (Pisa), è frutto della collaborazione con la label Lizard Records.



lunedì 4 dicembre 2017

Frank Zappa: per non dimenticare...


Hello,
24 anni senza il genio di Frank Zappa... e si sente!
… per non dimenticare!

Wazza


Uno dei più grandi geni musicali del 900, compositore, cantante, chitarrista e arrangiatore che spaziò pressoché attraverso tutti i generi musicali: oppostosi con forza alla censura musicale negli anni 80, rimane tuttora memorabile il suo discorso tenuto al Senato degli Stati Uniti dAmerica sulla libertà di espressione (http://www.451online.it/lintervento-di-frank-zappa-contro-il-p-m-r-c-raccontato-da-franco-fabbri/).

 Zappa ha lasciato unimportantissima eredità nel mondo della musica grazie alla sua continua sperimentazione e alla capacità di appartenere al mondo del rock e della musica classica contemporaneamente”.


domenica 3 dicembre 2017

Un pensiero per Rudy

  
Un pensiero per Rudy

"Io non conosco nessun altro segno di superiorità nelluomo che quello di essere gentile."
(Ludwig van Beethoven)

Hai fatto l'oroscopo agli angeli ?
Ciao Rudy
Wazza


Una delle ultime interviste a Rodolfo Maltese
Rodolfo Maltese - Il ritorno del vecchio leone
di  [user #1348] - pubblicato il 
Classe 47, figlio darte, Rodolfo Maltese è cresciuto in una casa in cui la buona musica non mancava mai. A 19 anni, con gli Homo Sapiens, ha cominciato, di fatto, la carriera di professionista che prosegue tuttora, attraversando indenne epoche e mode. Dal 75 fa stabilmente parte del Banco del Mutuo Soccorso, con cui si esibisce regolarmente, ma ha collaborato anche con Stefan Grosman, Angelo Branduardi, Edoardo De Angelis e Riccardo Cocciante.

Negli ultimi anni ha riscoperto una passione viscerale per la chitarra acustica e ha portato avanti diversi progetti in duo, sia con Massimo Alvitti che con Giovanni Pelosi.
E proprio dalla dimensione acustica è ripartito, dopo che un grave problema di salute lo ha bloccato per quasi un anno. Lo abbiamo incontrato prima del concerto in cartellone a Un Paese a Sei Corde, nella suggestiva cornice del Sacro Monte di Orta, in compagnia di Giovanni Pelosi.
Anzitutto: come stai?
Come sto? Direi bene! Nonostante questa emiparesi al viso, abbastanza evidente ma che non mi crea grossi problemi. Comunque sto facendo di tutto per debellarla, ci sto lavorando. Faccio fisioterapia, anche se destate mi ha consigliato di andarci adagio. Ora, dopo 30 sedute, sto cercando anche di prenderla come viene e di conviverci.
Certo che lhai passata bella!
Oligodendroglioma di terzo grado, si chiama così, e dopo loperazione cè stata la radioterapia e la chemio. Lultima Tac, per fortuna, è stata assolutamente negativa, ho un altro controllo tra pochi giorni. Dovrebbero anche modificarmi un pò le terapie.
Che valenza ha avuto la musica in questo periodo difficile?

Fondamentale. Ho visto tanta sofferenza negli ospedali. Ho deciso di attaccarmi alla musica, a quello che avevo sempre fatto, a quella che in fondo è sempre stata la mia vita, per andare avanti. Dovevo distrarmi, ritrovare la mia normalità. Ho anche trovato tempo e modo di andare un pò al mare questestate.

E quindi da dove sei ripartito?

Sostanzialmente da dove mi ero fermato: ho fatto alcune date con il Banco, a giugno, e ho ripreso le collaborazioni con Giovanni Pelosi e Massimo Alvitti, due diverse situazioni in acustico. Ho partecipato al Festival di Ferentino con Giovanni
 
C
è speranza che vi decidiate finalmente a fissare su disco questa vostra collaborazione?

[Ridendo] Sì, direi di sì. Dovremmo farcela. Sono diversi anni ormai che ne parliamo, ma adesso dovrebbe essere arrivato il momento. Ci stiamo lavorando. Negli ultimi tempi abbiamo allargato un pò il nostro repertorio, oltre ai Beatles con cui abbiamo iniziato, con diversi pezzi melodici italiani che saranno il tema centrale del disco.

Come gestite le dinamiche nel duo? Tra l
altro so che non vi vedete mai per provare, poi arrivate, attaccate e suonate. Come fate?

Eh, lo so [sempre sorridendo]. Sai come si dice: è una questione di feeling!

Ma avrete ormai degli automatismi rodati, immagino!

Probabilmente è così, ma io lo sento più a livello di affinità istintiva. Altrimenti sarebbe difficile spiegare come possa funzionare così bene.

Ci sono ruoli definiti: chi fa la melodia, chi fa l
accompagnamento?

No, cè parecchio interscambio in questo senso. Ma è tutto abbastanza normale e spontaneo.

Sarà anche normale per voi, un pò
meno per i comuni mortali.

[Altro sorriso] Abbiamo un background culturale e musicale molto simile. Conosciamo e amiamo lo stesso genere di canzoni, per cui non è difficile trovare un punto comune da cui partire per lavorare insieme.

Con il Banco state lavorando su qualcosa di nuovo?

No, in questo periodo ci vediamo solo per i concerti. Ma, del resto, destate è sempre stato così.

Siete tutti abbastanza presi anche da progetti alternativi

Sì, in effetti è vero. Un disco nuovo ormai sono quasi convinto che non riusciremo mai a farlo. O forse sì. Non lo so non riesco a capire se ci sono le condizioni necessarie. Del resto, dallultimo, il Live a Tokio, è passato qualche annetto. Era il 1997. Spero che nei prossimi mesi si concretizzino alcune cose che ci mettano in condizioni di andare avanti. Ma al momento non saprei proprio dirti.

E la collaborazione con Massimo Alvitti come procede?

Bene, direi che sarebbe anche quasi ora di fare una seconda puntata di Al-Ma, il nostro primo disco assieme. Questestate abbiamo di nuovo qualche data assieme. Anche più avanti per la verità.

Hai altri progetti in ballo?

Ehm… qualcosa ci sarebbe anche, in effetti. Ma per il momento preferirei non parlarne. Per scaramanzia.

Com
è la situazione del mercato? Si trova da suonare?

Non bella. Non cè lavoro. Cè stato davvero un grosso calo questanno. Nessuno ha soldi, nessuno riesce a mettere in piedi qualcosa. Sono stati un pò tutti lasciati a loro stessi e non ce la fanno ad andare avanti.

Ci lasciamo, come sempre, con uno sguardo sul tuo arsenale?

Per le situazioni acustiche, come quella di stasera, ormai uso sempre la mia Gottschall nuova. Allinizio dellanno siamo entrati in sala di registrazione per un disco di beneficenza, il Five Guitar Clan. Ho suonato con Giovanni un arrangiamento a due chitarre di What a Wonderfull World e ho voluto provare la sua chitarra. E stato amore a prima vista. Ne ho subito ordinata una identica, ho solo scelto un colore diverso, sfumato. Ha un sistema di amplificazione Shadow, molto comodo, con cui vado in diretta sullimpiano con una DI. Per quanto riguarda lelettrica, sto cercando di ridurre al minimo pesi e ingombri, quindi Parker e Pod Live, niente altro.
 
Hai eliminato completamente l’amplificatore?

Assolutamente, vado in diretta sull’impianto con ottimi risultati. Del resto sono sempre in giro e ho bisogno di semplicità e praticità.