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martedì 17 ottobre 2017

Beppe Trabona -"È TEMPO”, di Andrea Zappaterra


Beppe Trabona -"È TEMPO”
Di Andrea Zappaterra

Ascoltando questo primo full length  di Beppe Trabona viene subito alla mente un vocabolo: garbato, un termine che forse è in disuso e che non trova molti riscontri nel mondo musicale odierno, fatto di dissonanze e suoni strani.
Ed invece questo è un disco pulito, raffinato, come non si sentiva da tempo (appunto), un disco che anche per certe sonorità richiama Cammariere o Venuti ma con più intimismo, interiorità e un certo fascino discreto, quello della semplicità.
«"È TEMPO" è una sorta di esortazione a non rimandare mai a domani la realizzazione dei propri progetti e dei propri sogni, ma è anche un invito a dare valore al tempo che scandisce le nostre vite. Il tempo passato, fatto di ricordi e talvolta di rimorsi e di rimpianti. Il tempo presente, fatto di attimi da immortalare e di possibilità da realizzare, in un futuro che è già qui».
Così Beppe Trabona, avvalendosi del contributo di Marino Giusti e di Simone Conti Gennaro per la parte testuale, dipinge con colori tenui il fluire del tempo e della vita e la semplice meraviglia dei sentimenti e della quotidianità.
Paura del mare  -  il brano d’esordio descrive il timore che si ha nell’affrontare l’ignoto e la vita in genere che anche con lusinghe attrae ma spaventa allo stesso tempo, la paura inconscia del futuro.
Tutto è un gioco - un consiglio su come affrontare la vita senza certezze, un “luogo” dove tutto può accadere ma di cui siamo anche artefici e possiamo scendere in campo con le nostre scelte.
Quando mi addormento - una dolce melodia che culla l’ascoltatore con un ritmo da Bossa Nova, descrivendo quel particolare momento in cui ci abbandoniamo nelle braccia di Morfeo, ma anche una sottile metafora su cui riflettere per dimenticare ciò che ci assilla durante il giorno.
Per mille volte ancora - il desiderio atavico di poter tornare indietro nel tempo per poter cambiare o migliorare il presente.
Un angelo in regalo - cronaca di una notte estiva calda e afosa con risvolto amoroso.
Tra due note e le parole - canzone a due voci, un dialogo sentimentale.
Verso l'Argentina - un bel tango ritmato, tema molto attuale di chi espatria per trovare un mondo migliore.

Tu porti via il tempo - «è una canzone che parla di un amore adolescenziale. L'ho composta molti anni fa ma ho aspettato a lungo prima di farla conoscere, come se volessi “custodirla” in attesa del momento ideale»spiega il cantautore «Inoltre è l'unica canzone del disco registrata in presa diretta con tutti gli altri musicisti, perciò ho un legame affettivo con questo brano, mi riporta alla magia che si è creata in studio quel giorno».
È per te - un altro brano intimista e introspettivo sulla vita a due.
E allora - un pezzo dal vivo che conclude in tema l’LP, piacevole, con un pregevole sottofondo di fiati.

Lavoro gradevole e tecnicamente ben registrato, vincente anche dal punto di vista grafico, una piccola chicca che non mancherà di allietare gli amanti del genere melodico ma anche chi cerca sonorità soffuse e non invadenti.


Tracklist: 1. Paura del mare 2. Tutto è un gioco 3. Quando mi addormento 4. Per mille volte ancora 5. Un angelo in regalo 6. Tra due note e le parole 7. Verso l'Argentina 8. Tu porti viail tempo 9.È per te 10. E allora

BIO
Beppe Trabona nasce ad Albenga in provincia di Savona, dove vive tuttora.
Ascolta musica sin dalla primissima infanzia grazie alla passione tramandata dal padre e inizia a suonare quasi per gioco all'età di tredici anni, dopo aver ricevuto in regalo una chitarra dal prozio.
Il battesimo del palco avviene a diciassette anni, quando un compagno di scuola gli chiede di sostituirlo per un live. Dopo quella sera si susseguono gli ingaggi nei locali della riviera per molti anni.
Il background musicale di Trabona è variegato e attinge da generi diversi spaziando fra più stili, ma prestando particolare attenzione alla musica melodica sia classica che contemporanea.
Dopo un lungo periodo di attività musicale con oltre mille esibizioni come musicista e cantante, Beppe Trabona ha dedicato gli ultimi anni all’arrangiamento delle sue canzoni e alla scrittura di nuove. Con la collaborazione di numerosi e prestigiosi musicisti, ad aprile del 2016 inizia le registrazioni in studio di "È TEMPO", ultimate a maggio del 2017. Un ambizioso progetto discografico di cui ha curato la produzione e gli arrangiamenti.

Acoltabile su:
Contatti e social



                                                                       

lunedì 16 ottobre 2017

ISPROJECT - The Archinauts, di Max Rock Polis



ISPROJECT - The Archinauts
7 tracce | 50.03 minuti

AMS Records/BTF
di Max Rock Polis

ISproject, ovvero Ivan Santovito e Ilenia Salvemini, il duo di giovanissimi che sta dietro alla concezione, alla creazione di questo album “The Archinauts” di genere “post prog”, sospeso tra uno stile di quasi 50 anni di età e qualcosa di moderno e trascendente.

Questa definizione è in realtà un po'vaga, può significare niente come tante cose. Ce l'ha spiegato lo stesso Ivan nell'intervista fattagli qualche giorno fa: “Abbiamo preso questo termine dall'estero perché non abbiamo mai saputo come chiamarlo. Ma per farci comprendere abbiamo cercato un modo per dargli un nome. All'estero si chiama “Post prog”, gruppi come Steven Wilson, Anathema usano il termine ... fanno semplicemente musica e la fanno molto bene.”

Vediamo da dove possiamo partire per capire la creazione di questa coppia di artisti pugliesi, nati in una terra non molto fertile in termini di Progressive. Ci vengono in mente i Biglietto per l'Inferno, ma il loro stile Prog Folk in questo caso non ci aiuta molto. Partiamo allora dal primo concepimento.
Abbiamo davanti sette tracce, fatte uscire dalla AMS records di Milano, ma com'è che dal sud gli Isproject sono arrivati fin lì? Sempre Ivan: “Siamo stati scoperti dal nulla da Fabio Zuffanti, perché effettivamente il nostro intento non doveva avere esito discografico. Volevamo comporre più per noi che per qualcosa di più grande. In maniera molto casuale c'è stato l'incontro con Fabio“. Quindi il duo si è allargato e dalle composizioni tastiera e voce di Santovito si è passati a un'opera di più ampio respiro e con un impianto sonoro di tutto rispetto, con gli esperti musicisti che gli ha affiancato Zuffanti: Amodeo alla chitarra, Bottaro al basso, Tixi alla batteria e in più la guest star Martin Grice a flauto e sassofono.

Per tagliere corto con le parole, passiamo quindi all'ascolto dell'album, per capire veramente di cosa stiamo parlando. Il primo pezzo, “Ouverture”, apre l'atmosfera che respireremo nel resto del CD. Dopo un'introduzione di tastiera, la canzone si vivacizza con il resto delle sonorità che troveremo, e dopo la parte centrale di pianoforte si capiscono le intenzioni del creatore: tastiere, Moog, Mellotron, atmosfere quasi sinfoniche. Il secondo pezzo “The Archinauts” è un deciso break, più chitarre assieme a Mellotron, poi il brano si apre alla vocalità di Santovito e alla bella voce da soprano di Salvemini.

In realtà è piuttosto difficile descrivere quello che si ascolta qui, nella varietà di suoni e colori utilizzati durante tutto il lavoro. Quello che è certo è che le tastiere sono in primo piano, mentre le armonie variano di continuo tra parti più Prog rock e altre più elettroniche, sinfoniche, cantate.
Le atmosfere non sono mai accelerate, nemmeno nei pezzi più brevi come “The City and the Sky”, nemmeno 5 minuti di intersezioni tra Mellotron, pianoforte e chitarra elettrica.

Il disco scorre via veloce e piacevole, senza mai far sentire l'urgenza propria dei tempi dispari, sempre con ampie concessioni al cantato e agli assoli di tastiera, finché dopo l'atmosferica “Mountain of Hope”, che concede spazio al ritmo solo nel finale, l'ascoltatore viene lasciato in balia del brano finale, “Between the Light and the Stone”, quasi 30 minuti in cui accade quasi di tutto. Si passa dal flauto di Grise al Mellotron, all'Hammond, alla voce, a un pezzo Jazz rock, fino a circa metà dove ci si ferma, come se la suite fosse finita, come se ci fosse un primo e un secondo tempo.
La ripresa è ancora del flauto e dei cristallini vocalizzi di Ilenia, fino a che dopo un breve tempo sospeso dove Ivan dichiara “we are Archinauts, we must leave this ground”, ritorna tutto il gruppo e il viaggio interstellare riprende verso il finale ancora dalle molteplici sfaccettature e ritmi. Chiude in dolcezza il pianoforte con una scala ascendente.


Curiosamente tra tutti i pezzi chiamati in inglese, ce n'è uno in italiano “Mangialuce”. Racconta Ivan: “È una vecchia leggenda. Questo “mangia luce” si rifà a un videogioco francese, “manger de la lumière”. Questa entità orribile sta in un orfanotrofio ... ti accorgi che sta arrivando perché si spegne la luce. La luce è intesa anche come la positività, l'anima, che è una cosa perlopiù positiva. Quindi tratta di depressione, di problematiche della negatività. ... È difficile spiegare questa cosa a parole, così ci ho scritto un brano sopra.

Così si chiude il viaggio degli Archi nauti nel mondo del Post prog, poco più di un'ora per arrivare a definire qualcosa di difficilmente definibile per varietà, eclettismo e sonorità. A chi ascolta rimangono tante impressioni, sensazioni, ricordi, assieme alla voglia di risentirlo ancora, per farsi un'idea più chiara di ciò che il Progressivo italiano può diventare nello scorrere degli anni Duemila.
Se è questo ciò che ci aspetta dalla sua evoluzione, senza dubbio c'è di che ben sperare. La creatività del duo, unita all'esperienza del resto dei musicisti, riesce a mescolarsi molto bene e a portare a un risultato di sicuro interesse.

Isproject - The Archinauts
01 Ouverture
02 The Archinauts
03 Mangialuce
04 The City and the Sky
05 Lovers in the Dream
06 The Mountain of Hope
07 Between the Light and the Stone



venerdì 13 ottobre 2017

QUARTOVUOTO – “ILLUSIONI”, di Andrea Pintelli


QUARTOVUOTO – “ILLUSIONI” (Lizard Records)
di Andrea Pintelli

Sospiri di suoni, come stessimo nascendo. Quei pochi istanti in cui il bagliore ci investe con forza per farci intendere che si inizia a respirare autonomamente, senza l’aiuto della madre. Diventa necessario essere subito forti per affrontare anche l’innocenza. Allora quegli arpeggi eterei ci riportano “nei colori del silenzio” dove tutto è calma e distensione, dove il tutto è solo sogno, dove l’immagine è benessere ad occhi chiusi; proprio un attimo prima del mondo.
La confusione regna nei primi passi, le difficoltà vanno di pari passo con le fantasie più sfrenate, dove nozioni semplicissime si fanno montagne quasi invalicabili. Ma tutto è nuovo, tutto è allettante, tutto è sfida che si affronta quasi avessimo una “coscienza sopita”. Il lento intercedere delle prime idee è sottolineato dai primi ritmi, dalle espressioni diverse che si possono notare negli occhi altrui, dove si crede di leggere (in)volontari pensieri di stupore e incredulità, ma che noi captiamo come ILLUSIONI fatte di vibrazioni distorte e controtempi. L’irregolarità. La conquista. L’onda travolgente del contorno. Quindi di fretta, verso la vetta, subito, per poi cadere e rialzarsi per correre verso qualcos’altro, e poi ancora. Ancora. Ogni azione è momentaneamente in bilico fra il prima e il dopo, in mezzo c’è incoscienza per l’avvento dei sorrisi. Baci senza senso, a ripetizione, disinteresse per tale vuoto, da riempire con le nostre avventure quotidiane, piccole gemme ad ornamento di ogni tentativo vittorioso. Grappoli di felicità.



I passi si fanno cammino che vuole farsi marcia che pretende di essere corsa, la zona a noi dedicata è più ampia, il tempo è scandito da magie e incubi che si fanno gioie immense e dolori immensi. Tutto è pericolosamente amplificato. S’intende poco, ma per ribellione si vorrebbe sapere tutto. La complicazione di questo periodo è letta come fosse una “impasse”, ma poi è tutto in movimento e ci si impiega un battito di ciglia a perdonarsi. Gli abbracci si fanno importanti, i primi nemici li si deve imperativamente battere e superare come fossero scogli, non devono esistere impedimenti, tutto lo si vuole subito anche illecitamente, dubbi tanti da schiantare con l’astuzia, incertezza inesistente che poi torna sottoforma di macigno, scorribanda a più non posso per non lasciare spazi vuoti denominati noia intorno e dentro se stessi, atteggiamenti scabrosi al limite del guaio che altro non sono che innocenti prese di coscienza, delicatezze travestite da legami mai duraturi ma vitali all’attimo, barriere infrante comunque.
Poi, brutalmente, si cresce (troppo) in fretta. La consapevolezza di questo stato diventa (quasi) insopportabile, perché cambia tutto. Volontariamente o non, anche l’approccio alla tranquillità viene letta come diversa da quella captata poco tempo prima. Qui e ora la vita deve avere e deve dare certezze, nulla è lasciato al caso, anche un asteroide in caduta libera deve avere una sua spiegazione logica. Quella che era variazione è ora per sempre, con l’impudenza che anche gli affetti si trasformino in monumenti. Si aspettano le persone, prima ancora di cercarle, ma (prima o) poi arrivano? Gli interventi inaspettati di terze parti hanno il sapore della serietà. Le pause riflessive sono sempre da affrontare, come fossero momenti irrinunciabili. “Apofis”!



Nel lento intercedere del tempo (come del contrattempo) si formano segni nelle nostre anime che danno luogo a solchi nei nostri visi, tutto come conseguenza dei fatti vissuti, mangiati e digeriti, a volte scendendo a compromessi con la nostra acquisita maturità. Ciò che era impossibile ora si è fatto racconto, siccome già accaduto. Bellezza e orrore sono un’unica favola da scrivere per non essere mai dimenticata. Allora si parla, si stravolge per travolgere l’interlocutore, il quale spesso è disinteressato, perché la nostra posizione seduta non compensa e non comprende l’urgenza dell’andare altrui, che ci siamo dimenticati di avere avuto anche noi. Talvolta pronunciando un enigmatico “due ° io”.
L’età dell’abbondanza è ora giunta al suo termine naturale e, come ci viene imposto dalla nostalgia, ci si abbandona al ricordo, quasi ci si debba rendere conto che si sta per andare via. E’ qui che ognuno di noi, a volte con paura, talvolta con rassegnazione, pronuncia quel “tornerò” che suona come un’ennesima sfida con se stessi, nella speranza di rivedere coloro che si sta lasciando, nel tenero pensiero di poter amare le stesse persone ancora per un attimo; ogni istante è prezioso, ogni parola per lasciare traccia di sé in questa dimensione meravigliosa e dura chiamata vita. O forse Vita.
QUARTOVUOTO racconta queste e quelle ILLUSIONI che ogni giorno diamo per scontato, ma che sono il corollario necessario per ognuno di noi. Capire il significato di questo è forse deleterio, meglio agire, fare, vivere appunto.

Questa bravissima band lo fa attraverso la Musica, la nostra musica, un neo-Prog che non ha volutamente confini, ben supportato da idee d’insieme che rendono l’ascolto di questo lavoro un vero piacere. I suoni calibrati e ben concepiti, per i concetti di cui sopra, sono creati dal loro insieme, sezione ritmica, tastiere, chitarra come fossero un’unica entità, anche a livello compositivo. La resa che hanno è far pensare all’ascoltatore che il già sentito non esiste. Non cercate i riferimenti e le inutili influenze dal passato, perché qui tutto è nuovo. Da avere.



giovedì 12 ottobre 2017

Frank Zappa: accadeva nell'ottobre del 1967

Zappa in London, ottobre 1967... appena cinquanta anni fa!!!

Hello,
nella prima metà di ottobre del 1967 si aggiravano delle strane figure intorno a Buckingham Palace, a Londra.
Proveniente dalla Scandinavia, dove era in tour per la promozione di "Absolutely Free", Frank Zappa, con tanto di bombetta, fa da guida alle "Mothers", in attesa di esibirsi in concerto.


La loro visita non rimase inosservata, scatenando i paparazzi inglesi!
…di tutto un Pop

Wazza



mercoledì 11 ottobre 2017

PFM, Modena, 29 settembre: reportage fotografico di Francesco Pullè



























BASTA! - "Elemento Antropico"


BASTA!  - "Elemento Antropico"
   (LIZARD CD 0128)


"A masterpiece of contemporary progressive rock" (J.L.M.Arilla - Rock Progresivo)

"Basta! are creating a new genre, and we want to enjoy it with them" (I.Gazza - Insane Voices Labyrinth)

"An original, crazy band which is a constant astonishment for the listener" (E.Piantelli - MAT2020)

"A unique element in the current panorama of music" (L.Cattaneo - Progressivamente)

"Gentle Giant, Jethro Tull, Porcupine Tree, Dream Theater....all together, and something more" (S.Capolongo - Relics)

"Prog eclettico che gioca tra il sinfonico e l'avanguardia, senza omettere preferenze per jazz, l'heavy o i classici del progressive italiano, nel suo versante teatrale. Sperimentazione sonora che include gli strumenti a fiato, delicati e suggestivi, per creare una musica poderosa e personale, fornendo un approccio innovativo al genere progressive, ancora più dinamico ed emozionale, se possibile".

Un incipit da una fanzine sudamericana per presentare i BASTA!, band fiorentina veramente eclettica, con tipiche sonorità progressive, altresì forte di una marcata personalità stilistica, capace di coniugare con ragguardevole abilità e sensibilità tecnica e compositiva atmosfere heavy-folk a progressioni sinfo-rock.

"Elemento Antropico" si svela in forma di concept, a raccontare una curiosa storia (vera) circense, caratterizzato dalle tastiere e dalla diamonica di Damiano Bondi, dal clarinetto e dal sax di Andrea Tinacci, dalla chitarra incisiva ed elegante di Saverio Sisti, dalla solida e duttile sezione ritimica di Roberto Molisse (batteria e percussioni) e Giacomo Soldani (basso).

Progressive rock dunque moderno, sempre avvincente nella sua dimensione strumentale, fascinosamente teatrale.

BASTA! Un progetto unico e sorprendente nell'attuale scena prog-rock italiana, ad arricchire la già eccellente scena del Neorinascimento Progressivo Toscano!

«Eclectic prog from Italy, precisely from Florence: between symphony and avant-garde, without omitting preferences for jazz, heavy or the Italian progressive classics, in their most theatrical side. Sound experimentation, including wind instruments, delicate and evocative, to create powerful and personal music, providing an innovative approach to this genre; a more dynamic and emotional one, if possible»
J .L. M. Arilla, “Rock Progresivo"


martedì 10 ottobre 2017

Il 10 ottobre 1969 "In The Court of the Crimson King"


«È un crudo resoconto delle paure e delle angosce dell'uomo del ventunesimo secolo che rifugge solitudine e alienazione ( I Talk to the Wind ) rifugiandosi nella corte del Re Cremisi: una dimensione maestosa e lisergica fatta di sogni e illusioni, delicate armonie di tempi lontani ( Moonchild ) e mondi antichi, personaggi fantasy, pupazzi che danzano, buffoni di corte, illusionisti. »


Hello,
usciva il 10 ottobre 1969 "In The Court of the Crimson King", primo album dei King Crimson...
Da quel giorno per la musica..."niente fu più lo stesso"!
Che altro aggiungere… CAPOLAVORO
…di tutto un Pop
Wazza

La copertina di In the Court of the Crimson King fu disegnata da Barry Godber, un giovane programmatore di 23 anni, scomparso prematuramente l'anno successivo per attacco cardioco; i due dipinti, che quindi rimangono le uniche opere di Godber, sono conservati attualmente da Robert Fripp. Il dipinto utilizzato per l'esterno della copertina rappresenta il volto di un uomo spaventato, con gli occhi spalancati, mentre urla; l'uomo, con il volto sfigurato e l'orecchio sproporzionato, rappresenta l'uomo schizoide del ventunesimo secolo di cui parla il primo brano. All'interno, invece, è presente un volto apparentemente calmo e sorridente, che mostra anche le mani, in posa ieratica: rappresenta il Re Cremisi, eponimo sia dell'album che del gruppo; in entrambi i dipinti il colore predominante è il rosso cremisi, accompagnato dal blu.

lunedì 9 ottobre 2017

Procol Harum live a Milano, di Marco Pessina


Procol Harum live at Teatro Del Verme - Milano - 06/10/2017
di Marco Pessina

Era un'occasione troppo ghiotta per farsela scappare, questa mini tournée di tre date in Italia della band inglese, quando ricorreva il cinquantesimo anniversario della loro musica.
Bella la location del teatro milanese, anche se un tantino sacrificata per chi viene da fuori Milano, per via della collocazione nell'immediato centro storico. Buona la risposta di un pubblico variegato, che assiepa ordinatamente l'impianto milanese. La scenografia essenziale del palco dà un'idea di sobrietà con una grande icona alle spalle della batteria, che simboleggia l'ultimo lavoro recentemente prodotto. Accanto al "vecchio" GARY BROOKER, mentore della band nonché piano e voce, suonano con lui ormai da più di un decennio GEOFF WHITEHORN (chitarra e voce addizionale), MATT PEGG (basso), GEOFF DUNN ( batteria ) e JOSH PHILLIPS ( organo hammond e tastiere ).

L'acustica é perfetta e a noi, che siamo nelle ultime file dietro il mixer, la musica arriva nel migliore dei modi. Un BROOKER quanto mai in forma mantiene pressoché inalterata la sua inconfondibile tonalità di voce e dialoga perfino col pubblico, domandando la traduzione in italiano di alcune parole e raccontando le sue sensazioni, fa da sprone al resto della band. La scaletta é quanto mai esaustiva e alterna brani tirati di stampo rock blues, come nel caso di I TOLD ON YOU, canzone che apre l'ultimo album, a canzoni intime che ricalcano il sound anni '70 come SUNDAY MORNING sempre dallo stesso lavoro. Il pubblico comincia ad animarsi quando vengono proposte hit come PANDORA'S BOX e non mancano nemmeno brani poco conosciuti, soprattutto ai vecchi fan come MAN WITH A MISSION, tratta da PRODIGAL STRANGERS, album uscito nel '90, non certo un periodo di splendore per la musica che amiamo. Un salto al 1974 con la splendida AS STRONG AS SAMSON, da EXOTIC BIRDS AND FRUIT, molto apprezzata in sala. Ottima l'esecuzione di CAN SAY THAT. La prima parte si conclude con una prima standing ovation dopo l'esecuzione, perfetta tra l'atro, di A SALTY DOG, pezzo da novanta dei PROCOL HARUM. Nella seconda parte del concerto la band ci delizia coi pezzi storici e mai dimenticati. Quindi, spazio alla maestosa GRAND HOTEL, alla classica SHINE ON BRIGHTLY, alla celeberrima HOMBURG. Dopo un altro paio di brani dall'ultimo lavoro a scaldare ulteriormente l'ambiente, ci pensa l'esecuzione di CONQUISTADOR e le svisate da corrida di PHILLIPS alle tastiere. Pubblico tutto in piedi con qualcuno che vorrebbe lanciare FORTUNA ( REPENT WALPURGIS ), favoloso brano dei primi PROCOL, che tuttavia non verrà eseguita. Poco importa comunque in una serata dove tutto é filato liscio. Il sound della band é cementato da anni di collaborazione e concerti e dove, senza fare cose mirabolanti, tutti fanno la loro parte dignitosamente. Siamo alla fine con il pubblico che applaude calorosamente. La band evita la solita manfrina del ritorno in scena ed esegue la canzone simbolo, che fece conoscere al mondo nel lontano 1967 i PROCOL HARUM, ovviamente stiamo parlando di A WHITER SHADE OF PALE, che viene arricchita dalla chitarra di WHITEHORN. Applausi a scena aperta finali per una piacevolissima serata di Musica!


domenica 8 ottobre 2017

Family: ottobre 1969


Hello,
nell'ottobre del 1969 Jim King, sassofonista dei Family ( gruppo troppo spesso dimenticato...) lascia la band. Al suo posto arriva John "Poli" Palmer, polistrumentista, e anche tecnico del suono.
Incide con loro l'ultimo singolo, "No Mule's Fool", che entrerà nei Top 30 della classifica UK.
… di tutto un POP!
Wazza




sabato 7 ottobre 2017

Soqquadro Italiano...


Una volta a Vittorio dissi: "Certo quando il Padreterno ha distribuito il talento, a casa Nocenzi, gli si è rotto il sacco!"

Ho scoperto questo bellissimo progetto culturale, "Soqquadro Italiano", creato da Claudio Borgianni e Vincenzo Capezzuto.
Il 18 ottobre uscirà il loro nuovo lavoro, "Numero Due -Schubert". La cosa interessante è che al pianoforte c’è Cosmo Nocenzi,  figlio di Gianni.
Quindi dopo Michelangelo (figlio di Vittorio), co-autore della "Liberta difficile", appena pubblicato, la  seconda generazione dei Nocenzi fa il suo debutto nella musica.
Una generazione di musicisti, Vittorio, Gianni, Cinzia (sorella pianista che ha fatto parte del Banco), Michelangelo, Cosmo… e siamo in attesa del nuovo lavoro di Viola, bravissima cantante.
Ascoltate questo brano del "Soqquadro Italiano", veramente una bella sorpresa, che ci mette al riparo da talent e cover band.
… prova, prova ad ascoltare qualcosa di diverso.
Wazza

Soqquadro Italiano è un progetto culturale creato da Claudio Borgianni e da Vincenzo Capezzuto. Lidea di questo progetto nasce dal comune interesse di Borgianni e Capezzuto per la produzione artistica, musicale e teatrale italiana a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.
Soqquadro Italiano è un ensemble di musica
 Ogni progetto viene ideato e sviluppato aprendo lo sguardo a tutti i lignaggi artistici con la volontà e linteresse di una continua CONTAMINAZIONE.
Soqquadro Italiano è una compagnia di danza.
 Il repertorio musicale spazia dalla musica antica, jazz, tradizionale e pop, rimanendo sempre aperto ad accogliere nuovi stimoli creativi, in un continuo movimento di FUSIONE.
Soqquadro Italiano è un gruppo creativo.
 Ogni evento, spettacolo o concerto che realizziamo si contraddistingue per la possibilità di adeguarlo alle esigenze della committenza attraverso un attento lavoro di PERSONALIZZAZIONE.
Soqquadro Italiano è una compagnia teatrale.
Un calderone di esperienze, professionalità e interessi diversi che si fondono per ritrovare quella freschezza e leggerezza, nel rapporto con gli spettatori, che
 lo spettacolo dal vivo in Italia ha sempre prodotto. Una ricerca costante, tra passato e presente, per riscoprire loriginalità e il senso di disordine-ordinato che ci accomuna nella parola ITALIANO.

Cosmo Nocenzi


venerdì 6 ottobre 2017

Mirage-"Frammenti"

  

Due giorni fa Wazza ci ha fatto scoprire un gruppo prog di Genzano (Roma), attivo a partire dala fine degli anni ’80, quindi nato fuori dallo “splendore” prog: i Mad Crayon:


Passano poche ore dalla pubblicazione e Wazza scrive:
"Hello,
a volte le mail che mando hanno l'esito sperato... cioè capita che qualcuno condivida e arricchisca la tua conoscenza, segnalandoti altre notizie, non solo "faccine" o "io c'ero"...
L'amico Marco di Benedetto mi ha fatto notare che a Genzano c'era un'altro gruppo progressive, i  Mirage, di cui era il tastierista.
Questa band, contemporanea dei Mad Crayon, nel 1994, sempre per la Mellow Records, incise il Cd "Frammenti", con special guest Rodolfo Maltese nel brano "Il suono del Tempo". Fu lo stesso Di Benedetto a fare da tramite tra Roberto Moroni e i Mad Crayon.
Qundi un'altra prog band dei "Castelli" da ri-scoprire!
Tutto questo per la precisione... grazie Marco".
Wazza


Elenco tracce:
Madre Dei Pensieri
Prisma
Il Suono Del Tempo
L'eco Dei Sorrisi
Il Giardino Del Re Giullare
Le Cose Del Nulla
Illusione
     
·         Bass  Roberto Cesaroni
·         Choir  Massimo Frittella (tracks: 3, 6)
·         Drums  Diego Confortini (tracks: 5), Stefano Cupellini
·         Guitar  Paolo Mari (2)
·         Guitar [Solo]  Rodolfo Maltese (tracks: 3)
·         Lead Vocals  Massimo Frittella (tracks: 4)
·         Percussion  M. Casciotti (tracks: 1, 2, 4, 6)
·         Piano  Giuseppe Iampieri (tracks: 3, 6)
·         Piano, Keyboards  Marco Di Benedetto
·         Synth  Giuseppe Iampieri (tracks: 3, 4, 6)
·         Voice, Flute  Walter Cimoroni